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	<title>Tecnologie Mentali &#187; Tecnologie Mentali |  &#187; comunicazione</title>
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	<description>Psicologia, Ipnosi e Formazione</description>
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		<title>FANTASIE SESSUALI &#8211; alcune cose da sapere</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 13:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapie]]></category>
		<category><![CDATA[Sessuologia]]></category>
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		<description><![CDATA[1 ) Avere una fantasia che attiva sessualmente, non significa necessariamente desiderare di realizzarla. &#160; La nostra mente funziona in modo complesso. Assorbe tutto quello che entra dai 5 sensi e lo elabora, lo combina e ce lo restituisce. Oggi con internet e la Tv tutto questo è amplificato e le informazioni a nostra disposizione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><b>1 ) Avere una fantasia che attiva </b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>s</b><b>essualmente, non significa necessariamente</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>d</b><b>esiderare di realizzarla.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>La nostra mente funziona in modo complesso. </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Assorbe tutto quello che entra dai 5 sensi e lo elabora, lo </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>ombina e ce lo restituisce. </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Oggi con internet e la Tv tutto questo è amplificato e le </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>i</i><i>nformazioni a nostra disposizione sono veramente tante.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Anche le fantasie sessuali si amplificano</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e</i><i> prendono mille sfaccettature. È normale quindi</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>a</i><i>vere fantasie che ci vengono rimandate</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>i</i><i>n modo più o meno complesso dalla nostra</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Mente. Anche quelle che non metteremo mai in pratica.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>È importante non avere sensi di colpa.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">2) <b>Sono un potente afrodisiaco in </b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>g</b><b>rado di risvegliare il desiderio</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>e</b><b> attivare l’eccitazione.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Chi riesce ad usare l’immaginazione e infatti in grado</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>d</i><i>i portare il livello di eccitazione a gradi elevati.</i><b><i> </i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>3) Possono soddisfare in modo illusorio</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>d</b><b>esideri irrealizzati o</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>irrealizzabili</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Statisticamente, soddisfare internamente alcune fantasie</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>r</i><i>iduce il rischio di andare a cercare «fuori da noi» di realizzarlo.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Sfogando l’impulso infatti, si può evitare che il desiderio </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>erchi soddisfazione all’esterno. Nelle coppie può diminuire</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Il rischio di tradimento.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>4) Avere fantasie sessuali è assolutamente normale.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Chi non ha un immaginario </i><i>erotico </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e non </i><i>ha sviluppato una propria sessualità </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>interna di solito </i><i>fa riferimento a modelli esterni.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Questo potrebbe comportare più rigidità di pensiero </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>verso se stessi e gli altri.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>5) Avere fantasie sessuali è assolutamente normale,</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>a</b><b>nche in coppia</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Dipende dalla persona che abbiamo accanto. Se si è </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>a</i><i>bbastanza aperti e comunicativi, dichiarare una fantasia</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>s</i><i>essuale potrebbe colorare il rapporto di coppia. Basta ricordarsi</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>he sono sempre fantasie e che non debbano per forza essere realizzate all’esterno (anche questo dipende dalla coppia). </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Tante volte non vengono dette per paura di essere giudicati o fraintesi. </i></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><i>Ricordiamoci però che esiste sempre il riserbo (che non </i></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><i>è</i></span><span style="text-decoration: underline;"><i> il segreto), cioè il diritto che ognuno di noi ha di tenersi le cose per sé, cose che riguardano la propria intimità, senza doverle per forza comunicare.</i><b><i> </i></b></span></p>
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		<title>L&#8217;effetto Coolidge sulla coppia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 13:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapie]]></category>
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		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’articolo precedente dal titolo l&#8216;effetto Coolidge, abbiamo visto come questo effetto influenzi alcuni meccanismi legati direttamente alla nostra chimica neuronale. La domanda che adesso possiamo finalmente porci è: quando quelle dinamiche entrano in gioco, quando l’abitudine prende il sopravvento, e quando ad accompagnarla entrano anche dei problemi legati alla vita di tutti i giorni, come [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’articolo precedente dal titolo l<span style="color: #0000ff;">&#8216;<strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/effetto-coolidge/">effetto Coolidge</a></strong></span>, abbiamo visto come questo effetto influenzi alcuni meccanismi legati direttamente alla nostra chimica neuronale. La domanda che adesso possiamo finalmente porci è: quando quelle dinamiche entrano in gioco, quando l’abitudine prende il sopravvento, e quando ad accompagnarla entrano anche dei problemi legati alla vita di tutti i giorni, come possiamo salvare il nostro rapporto di coppia senza dover essere infedeli? E per mantenere viva la relazione ed il rapporto sessuale, possiamo creare situazioni che non finiscano con la monotonia e l&#8217;assuefazione? La risposta è SI, POSSIAMO. Ma vediamo ancora alcune cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Tantissimi esperti si sono cimentati a scoprire che ruolo gioca l&#8217;<strong>effetto Coolidge </strong>nell&#8217;infedeltà. Secondo i dati delle ricerche, l&#8217;effetto Coolidge <strong>spiegherebbe l&#8217;assuefazione sofferta dalle coppie che stanno insieme da molto tempo</strong>, portandole a volte, a ricercare un nuovo livello di eccitazione (ricordate i picchi di dopamina?) con un’altra persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Effetto Coolidge e infedeltà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente se parliamo della parte puramente biologica è normale che <strong>la maggior parte dei mammiferi preferisce la quantità dei rapporti,</strong> perché saremmo programmati a livello biologico per procreare il più possibile e, in questo modo, contribuire positivamente all&#8217;espansione della specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito poi, sul fatto che gli esseri umani siano poligami o monogami è tipico, e coloro che praticano l&#8217;infedeltà sono spesso portati ad aggrapparsi all&#8217;<strong>effetto Coolidge</strong> per giustificare ripetuti tradimenti del loro partner. Per loro, forse l&#8217;essere umano è evolutivamente progettato per essere più vicino alla poligamia che alla monogamia. In questo articolo non voglio discutere se gli esseri umani sono monogami o poligami, ma è importante notare questo: <strong>l&#8217;educazione, nella coppia, ha molto a che fare con l&#8217;acquisizione di valori e la comprensione delle emozioni che queste provocano nelle persone</strong>. Quello che conta di più nella relazione è il rispetto dell’altra persona e le emozioni che le facciamo vivere. Prendiamo ad esempio le coppie aperte, sono d’accordo? Allora non c’è nessun problema. C’è il consenso da entrambe le parti? Allora va bene! Gli esseri umani sono esseri razionali e relazionali e valori come lealtà, fedeltà o rispetto sono importanti per molti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi cosa facciamo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente, questi commenti <strong>non vedono il fenomeno da una prospettiva più ampia</strong>, perché a differenza di altre specie, l&#8217;essere umano non ricorre sempre al sesso solo per la riproduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tantissime coppie, quando vengono da me per la prima volta mi raccontano sempre la stessa cosa: all’inizio lo facevamo sempre e ovunque, adesso i rapporti sono diminuiti. La risposta è quasi sempre la stessa: <strong>E’ NORMALE</strong>! È normale che con il tempo la coppia si trasformi, è normale che con il tempo la quantità lascia il posto alla qualità del rapporto sia fisica che mentale. Con il tempo subentrano tantissime dinamiche che cominciano a farsi spazio tra la coppia, e questo spazio a volte richiede quello che prima era occupato solo dai primi rapporti. Si va a vivere insieme, c’è la casa da gestire, il lavoro, se ci sono anche i figli ecc.. Per non parlare che a casa ci si deve sentire anche rilassati, stare tranquilli e non sempre in tensione da prestazioni varie, quindi la mente trova altri equilibri per poter gestire tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, bisogna innanzitutto educare la coppia a far capire alcune dinamiche. Prima bisogna capire che nelle coppie che stanno insieme da molti anni <strong>è molto probabile che il fenomeno dell’assuefazione si manifesti e che la sensazione di gratificazione sessuale si riduca con il passare del tempo</strong>. Poi, bisogna capire che Il sesso serve anche a mantenere saldo il rapporto di coppia nel tempo e quando questo viene completamente a mancare possono subentrare  tantissime altre dinamiche non sempre positive. È anche vero che queste dinamiche non toccano proprio tutte le coppie. Ci sono persone infatti che non lamentano problemi di questo tipo e vivono una loro vita sessuale di coppia molto tranquilla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcune soluzioni per aumentare il desiderio sessuale nella coppia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso vediamo come possiamo provvedere a risolvere alcuni problemi. Capiamo innanzitutto che routine o schemi sessuali molto rigidi, ad esempio praticare sempre sesso sempre nello stesso modo e/o nello stesso luogo, possono non aiutare a superare questo problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Per risolverlo, è necessario essere consapevoli che noi esseri umani siamo esseri creativi e possiamo superare la monotonia dell’atto in sé. Possiamo cominciare a fare uso dell&#8217;immaginazione, possiamo cominciare a lasciare indietro i tabù che sono il risultato di un&#8217;educazione culturale repressiva, un&#8217;educazione che, in molti casi, danneggia molto la relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo pian piano a<strong> riaccendere la fiamma della passione nella relazione di coppia,</strong> allontanandoci da schemi sessuali monotoni e, <strong><span style="text-decoration: underline;">con il consenso di entrambi</span></strong>, cominciamo a praticare magari alcune fantasie e giochi sessuali che ci fanno sentire eccitati come la prima volta. Ma soprattutto comunichiamo con lui/lei, parliamo delle nostre <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/fantasie-sessuali-alcune-cose-da-sapere/">fantasie</a></span>, </strong>condividiamole. Vi ricordo che le <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/fantasie-sessuali-alcune-cose-da-sapere/"><strong>fantasie</strong> </a></span>sono e possono rimanere tali. Non è detto che si debbano applicare per forza, ma possono creare situazioni mentali piacevoli e mettere quel qualcosa in più nell’intimità. I risultati saranno sorprendenti e inaspettati.</p>
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		<title>I 3 livelli della comunicazione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 12:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[  &#160; &#160; Vi siete mai chiesti perché alcune persone, pur non avendo pronunciato discorsi particolarmente ricchi e curati, riescono a trasmettere forti emozioni, laddove grandi discorsi e belle parole falliscono? In questo articolo voglio parlarti dei 3 livelli della comunicazione presi in esame dalla PNL, pseusdo-scienza che si occupa di studiare (ripeto la PNL [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/3-livelli-per-comunicare-ipnosi-psicologia-pnl-psicologo.png"><img class="  wp-image-878 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/3-livelli-per-comunicare-ipnosi-psicologia-pnl-psicologo.png" alt="3 livelli per comunicare - ipnosi psicologia pnl psicologo" width="594" height="354" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi siete mai chiesti perché alcune persone, pur non avendo pronunciato discorsi particolarmente ricchi e curati, riescono a trasmettere forti emozioni, laddove grandi discorsi e belle parole falliscono?</p>
<p>In questo articolo voglio parlarti dei <strong>3 livelli della comunicazione </strong>presi in esame dalla<strong> PNL</strong>, pseusdo-scienza che si occupa di studiare (ripeto la <strong>PNL</strong> non ha inventato niente, si limita a studiare e far funzionare al meglio dei modelli di comunicazione in modo efficace), ottimizzare per poi sfruttare al la comunicazione al fine di raggiungere un obiettivo.</p>
<p>Il modello elaborato dal <strong>Prof. Mehrabian</strong>, studioso statunitense, ci permette di rispondere con relativa facilità.</p>
<p>Egli infatti osservò che ogni comunicazione umana avviene su diversi livelli, che permettono di veicolare i messaggi dal mittente al destinatario: il livello<strong> verbale, </strong>il<strong> paraverbale </strong>e il<strong> non verbale</strong>.</p>
<p>Secondo tale ricerca era addirittura possibile, nel contesto di una semplice relazione tra persone che si conoscevano e che non dovevano veicolare “contenuti” nuovi, suddividere in forma percentuale il peso di ciascuna componente della comunicazione. Studiando queste interazioni egli ottenne solo un 7%, per la parte <strong>verbale</strong>, un 38% per quella <strong>paraverbale</strong> ed il rimanente 55% deputato alla componente <strong>non verbale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/comunicazione-non-verbale-grafico.jpg"><img class="  wp-image-879 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/comunicazione-non-verbale-grafico.jpg" alt="comunicazione-non-verbale-grafico" width="445" height="322" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma esaminiamo con attenzione le tre componenti.</p>
<p>L’elemento costitutivo più importante della comunicazione <strong>verbale</strong> è il linguaggio. Servendoci di questo mostriamo agli altri la nostra visione del mondo perché la nostra intenzione consiste nel condividere con gli altri esperienze comuni. <strong>Con il linguaggio produciamo e comunichiamo molteplici rappresentazioni del mondo </strong>dal momento che siamo dotati di un’enorme elasticità con cui ci confrontiamo con esso. Alcune volte può succedere che, nel momento in cui stiamo comunicando, i messaggi inviati non rappresentino esperienze ben determinate, per cui, gli individui, potrebbero non comprendere ciò che viene loro trasmesso.</p>
<p>Se vogliamo che un’esperienza venga ben compresa è necessario costruirla nel miglior modo possibile. Nel momento in cui decidiamo di comunicare, dobbiamo dare indicazioni sufficienti in modo che chi ci ascolta possa entrare positivamente in collegamento con noi. Inoltre il comunicatore deve avere la capacità di rivelare le informazioni più importanti che riguardano l&#8217;esperienza che intende trasferire al proprio interlocutore. L’insieme dei segnali che vengono emessi dai nostri organi di senso dà origine alla comunicazione <strong>paraverbale</strong>. Chi ci ascolta comincia a “scomporre” il <strong>paraverbale</strong> e di conseguenza cerca di attribuire un significato ben preciso alle parole.</p>
<p>Considerando che ciò di cui stiamo parlando costituisce un vero e proprio “codice”, tra le sue caratteristiche più importanti possiamo annoverare:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong> Il registro </strong>che va da un suono greve e profondo ad uno alto e vigoroso;</li>
<li><strong>Il volume </strong>in cui si calcola la proporzione di aria emessa dai polmoni;</li>
<li><strong>Il timbro </strong>che può comprendere una voce monotona o variata;</li>
<li><strong>La nasalizzazione</strong>, con la quale ci riferiamo alla quantità di aria che, una volta emessa, passa in maniera preponderante dal naso.</li>
<li><strong>La dizione</strong>, con la quale facciamo in modo di emettere dei suoni quanto più correttamente possibile;</li>
<li><strong>La cadenza</strong>, che consiste nella lentezza o nella velocità che usiamo per parlare;</li>
<li><strong>L&#8217;affettazione</strong>, con la quale attribuiamo un determinato valore, sia superficiale che profondo ad alcune parole;</li>
<li><strong>La modulazione</strong>, cioè il ritmo che usiamo nell’enunciare alcune parole od espressioni.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando parliamo invece di <strong>comunicazione non verbale</strong> ci riferiamo a tutte quelle informazioni che vengono emesse dal corpo. Ed allora come possiamo usarlo per esprimere nel miglior modo possibile le nostre intenzioni? Come alcuni di voi già sapranno alcuni segnali che il corpo rende manifesti possono essere manipolati anche se questo, a volte, avviene in maniera del tutto inconsapevole. <strong>L’individuo esprime la propria personalità servendosi del corpo</strong>, e questo succede perché, generalmente, il soggetto non si rende conto del rapporto che può intercorrere tra i messaggi emessi dal suo corpo e le conseguenti reazioni di coloro con i quali si confronta. Il significato assunto dai segnali <strong>non verbali</strong> varia a seconda delle caratteristiche fisiche come l&#8217;altezza, il colore della pelle, i capelli ecc..; dei ruoli e delle posizioni sociali; delle caratteristiche della personalità, come l&#8217;estroversione, l&#8217;introversione, l’aggressività; delle emozioni che proviamo quando comunichiamo.</p>
<p>I segnali di cui ci serviamo per attuare il processo comunicativo interessano la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto.</p>
<p>Cosa accade ogni qualvolta decidiamo di comunicare qualcosa a qualcuno? Immaginate di avere tre linguaggi diversi ma utilizzabili in contemporanea: mentre le parole che scegliete trasferiscono idee e nozioni, il tono di voce e le modalità con cui emettete i suoni inviano altri messaggi, che potrebbero confermare o meno le parole stesse. Nondimeno accade con la <strong>gestualità corporea</strong>, di fondamentale importanza in qualsiasi tipo di comunicazione interpersonale. L’aspetto su cui è utile maggiormente riflettere è la constatazione che molto spesso i nostri ascoltatori, a meno che non siano esperti di comunicazione, tenderanno ad essere più attenti e quindi consapevoli della componente verbale, perdendo di conseguenza la capacità di osservare coscientemente tutto ciò che accade nello stesso istante negli altri livelli comunicativi. Ma ciò non significa che non avranno peso: al contrario, essi percepiranno molti altri segnali a livello inconscio, ritrovandosi così a dover gestire delle imprecisate sensazioni, delle intuizioni apparentemente giustificate da un sesto senso particolarmente attivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comunicare con grande efficacia è allora necessario perseguire due obiettivi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>divenire più coscienti dell’intera dinamica della comunicazione</strong>, in modo da cogliere messaggi da parte degli interlocutori che spesso avvengono in pochi silenziosi secondi;</li>
<li><strong>ottenere la massima congruenza nella nostra comunicazione</strong>, stando cioè bene attenti che <strong>i tre livelli della comunicazione</strong> siano in armonia tra loro, rafforzandosi l’un l’altro.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RIASSUMENDO <strong>i 3 livelli della comunicazione</strong></p>
<ul>
<li><strong>NON VERBALE</strong> &#8211; Movimenti del corpo (aspetto, espressioni, look, ecc..) 55%</li>
<li><strong>PARAVERBALE</strong> (Volume, tono, ritmo)  38%</li>
<li><strong>VERBALE</strong> (parole e significati)  7%</li>
</ul>
<p>L’<strong>efficacia di un messaggio</strong> dipende, quindi, solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto. Il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato principalmente dai fattori di comunicazione <strong>non verbale</strong> (soprattutto nei casi in cui non c’è “familiarità” con il nostro interlocutore).</p>
<p><strong>La Comunicazione Verbale</strong></p>
<p>La parte della comunicazione dedicata al <strong>linguaggio verbale</strong> è costituita, dal significato delle parole e del discorso. Per una buona comunicazione il linguaggio verbale deve essere efficiente ed efficace. <strong>Una comunicazione è efficiente quando il mittente del messaggio si fa accettare dal suo interlocutore e da quest’ultimo viene udito e capito</strong>.</p>
<p><strong>La Comunicazione Paraverbale</strong></p>
<p><strong>Il linguaggio paraverbale</strong> indica la modalità con cui usiamo la voce (tono, volume, timbro, cadenza, pause). Tale comunicazione permette di dare risalto ad un concetto rispetto che ad un altro e di essere “interessanti” verbalmente.</p>
<p>Per attirare attenzione nella<strong> comunicazione paraverbale</strong> è opportuno evitare una voce monotona che risulti piatta, un volume di voce troppo costante, l’eccessiva presenza di cadenze, le troppe pause che, invece, potrebbero essere utilizzate per rafforzare i concetti chiave nei momenti di riflessione.</p>
<p>Il linguaggio paraverbale deve essere inoltre <strong>controllato,</strong> in modo che <strong>non sia troppo condizionato dall’emozione</strong>. L’importante è <strong>essere convincenti</strong>, facendo percepire l’entusiasmo in ciò che si desidera comunicare. L’eccesso di enfasi in un discorso (fatti salvi i punti che si intendono evidenziare) può renderlo poco interessante per una parte dell’uditorio.</p>
<p><strong>La Comunicazione Non Verbale</strong></p>
<p><strong>Il linguaggio non verbale</strong> comprende:</p>
<ul>
<li>la prossemica, cioè il rapporto tra il nostro corpo e lo spazio circostante composto da oggetti o persone.</li>
<li>la postura</li>
<li>i segnali fisiologici come il colorito, la respirazione, i movimenti degli occhi, ecc…</li>
<li>la gestualità espressa soprattutto con mani e piedi</li>
</ul>
<p>La differenza tra chi sa <strong><span style="color: #000000;">comunicare in modo efficace</span></strong> e chi, invece, non riesce a trasmettere bene il messaggio nel modo desiderato sta proprio nella capacità di sintonizzare questi <span style="color: #000000;"><strong>3 livelli della comunicazione</strong></span>. Conoscere bene tutti i livelli, saperli gestire contemporaneamente e avere la consapevolezza della loro funzionalità è fondamentale per migliorare la propria comunicazione in modo più efficace.</p>
<p>Nei prossimi articoli parlerò delle micro espressioni e dei segnali di gradimento e rifiuto.</p>
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		<title>I presupposti della comunicazione secondo la PNL</title>
		<link>https://www.tecnologiementali.it/i-presupposti-della-comunicazione-secondo-la-pnl/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 10:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Di comunicazione se ne sente parlare tutti i giorni e in tutti gli ambiti. Esistono tantissimi articoli scientifici e non, in giro per il web dove potete trovare ogni sfaccettatura di questo argomento. Ogni scuola, ogni pensiero ed ogni studioso enuncia i suoi paradigmi e, seppur con sfaccettature diverse, alla fine la base resta sempre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>comunicazione</strong> se ne sente parlare tutti i giorni e in tutti gli ambiti. Esistono tantissimi articoli scientifici e non, in giro per il web dove potete trovare ogni sfaccettatura di questo argomento. Ogni scuola, ogni pensiero ed ogni studioso enuncia i suoi paradigmi e, seppur con sfaccettature diverse, alla fine la base resta sempre la stessa. Nella <strong>comunicazione</strong> abbiamo infatti un mittente, un ricevente, un messaggio centrale e codifiche/decodifiche varie. La cosa ovviamente si complica se mettiamo i mezzi elettronici, i social e di comunicazione di massa. In questo articolo voglio descrivervi <strong>i presupposti della comunicazione secondo la PNL</strong>.</p>
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<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/download.png"><img class="  wp-image-870 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/download.png" alt="pnl ipnosi comunicazione vito siracusa" width="519" height="246" /></a></p>
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<p><strong>Primo presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">Non si può non comunicare</span></em></strong>”</p>
<p>Cosi come affermato da uno dei più grandi esperti di comunicazione della nostra epoca, lo studioso Paul Watzlawick, del Mental Research Institute di Palo Alto, California, in questa formula è contenuta una delle chiavi più importanti del processo di comprensione del fenomeno <strong>comunicazione</strong>: ogni individuo comunica in molteplici modi, e del resto non potrebbe esimersi dal farlo, neanche se lo volesse.</p>
<p>Pensiamo al classico esempio del viaggiatore, che, durante un tragitto in treno, spalanca il suo quotidiano e si tuffa nella lettura, pur avendo di fronte altri compagni di viaggio (questo succedeva una volta, oggi è più probabile che le persone si isolino con le cuffie auricolari, cellulari, tablet e PC).</p>
<p>Ebbene, in un caso simile non si potrà certo affermare che egli abbia deciso di <strong>non comunicare</strong> con i suoi vicini di posto. In realtà il suo messaggio comunicativo giunge forte e chiaro: <em>non voglio dialogare con nessuno, preferisco leggere</em>!</p>
<p>Naturalmente questo esempio evidenzia anche con estrema facilità l’importanza dell’osservazione di tutti i comportamenti, e non solo quindi della componente verbale; possiamo infatti tranquillamente affermare che <strong>il silenzio è una forma</strong>, spesso anche molto potente ed efficace, <strong>di comunicazione</strong>. Ergo, <strong>SI COMUNICA SEMPRE</strong>!</p>
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<p><strong>Secondo presupposto della comunicazione</strong>: si può quindi giungere al secondo presupposto, diretta conseguenza del primo: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">ogni comunicazione è comportamento, ed ogni comportamento è comunicazione</span></em></strong>”.</p>
<p>Provate infatti a pensare a quanto comunicate, ogni minuto che passa, senza magari rendervi conto del messaggio che, coscientemente o meno, viene emesso dai vostri comportamenti: modi di parlare, sguardi, posture, movimenti nello spazio, persino la scelta del look personale contribuiscono costantemente a creare i nostri messaggi. Il problema è che spesso non ci rendiamo conto di quanto tutto ciò influisca nei rapporti, tanto professionali quanto interpersonali.</p>
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<p><strong>Terzo presupposto della comunicazione</strong>: “ <strong><em><span style="text-decoration: underline;">il significato della comunicazione sta nel responso che se ne ottiene, e non nelle intenzioni</span></em></strong>”.</p>
<p>Questo presupposto è importantissimo, e ci fa capire come mai alcune volte non veniamo capiti o veniamo fraintesi. Hai mai detto qualcosa con un’intenzione è il feedback è stato un altro? Pensavi una risposta gradita ed invece ne è arrivata una negativa? Ti sei mai chiesto il motivo? La risposta è che non tutti attribuiscono lo stesso significato agli avvenimenti, e quindi reagiscono ad essi in modi diversi.</p>
<p>Secondo questo principio infatti il<em> vero significato della comunicazione non sta nelle intenzioni di chi comunica, ma nel responso che se ne ottiene,</em><em> basterebbe prendere atto che tale cosa detta o tale gesto produce, nella mente della persona in questione, un effetto diverso, e comunque ben lontano da quello sperato o supposto.</em></p>
<p>Dovemmo dunque chiederci: con chi comunico? Qual è la sua <strong>mappa del territorio</strong>? Quali sono i suoi bisogni? Quali sono le emozioni che sta vivendo in questo momento?</p>
<p>Un esempio classico della differenza tra la comunicazione delle intenzioni e quella del responso è ravvisabile nelle due diverse affermazioni che si usano quando esiste un’incomprensione tra due interlocutori.</p>
<p>Alcuni affermano “<strong>non mi hai capito</strong>”, arrestandosi spesso di fronte alle scarse capacità di comprensione dell’interlocutore, altri invece tendono a dire “<strong>forse non mi sono spiegato bene</strong>”, andando così spontaneamente alla ricerca di nuove strategie per ottenere il responso desiderato, e farsi quindi capire. Il problema dei primi è che molto spesso si soffermano di fronte alla certezza che le loro intenzioni erano quelle di essere capiti, e che se quindi ciò non è accaduto il problema non è loro.</p>
<p>La vita familiare e professionale ci offre innumerevoli esempi in cui basterebbe modificare l’approccio per risolvere banali, ma pericolosi, equivoci.</p>
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<p><strong>Quarto presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">la mappa NON è il territorio</span></em></strong>”.</p>
<p>Questo è uno dei principi cardine della <strong>PNL</strong>. Ciascuno di noi è un individuo autentico, ha un carattere e una personalità unici. In base al nostro carattere e alla nostra personalità abbiamo<strong> un modo di leggere e di vedere il mondo altrettanto unico</strong>. La mappa mentale che il cervello di una persona costruisce nel momento in cui riceve delle informazioni dall’ambiente e le rielabora per interpretarle sarà diversa dalla mappa mentale di un’altra. <strong>Non esistono due mappe mentali identiche</strong>, proprio come non esistono due personalità identiche.</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/6-o-9.jpg"><img class="  wp-image-871 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/6-o-9.jpg" alt="6 o 9 PNL IPNOSI PSICOLOGIA" width="331" height="285" /></a></p>
<p>Comprendere le <strong>mappe mentali</strong> della persona con cui stiamo dialogando ci aiuta a entrare in empatia con lei. Se poi poniamo un po’ di attenzione, possiamo <strong>osservare il suo linguaggio cerebrale, </strong>comprendere come ragiona e come si emoziona, quali sono le sue necessità, le sue idee e i suoi desideri. Solo allora saremo in grado di creare con lei una forte vicinanza comunicativa: <strong>modelleremo la nostra comunicazione sul miglior linguaggio possibile per lei</strong> e a quel punto riusciremo meglio a trasmetterle, a nostra volta, le nostre necessità, le nostre idee e i nostri desideri.</p>
<p>La <strong>PNL</strong> proprio perché<strong> è la scienza che studia la connessione esistente tra i processi neurologici, il linguaggio e gli schemi comportamentali <em>ci aiuta a comprendere tutto questo</em></strong>.</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/questo-vero_orig.jpg"><img class="  wp-image-872 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/questo-vero_orig.jpg" alt="realta pnl ipnosi psicologia psicoterapeuta" width="393" height="319" /></a></p>
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<p><strong>Quinto presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">dietro l’obiezione c’è l’informazione</span></em></strong>”.</p>
<p><strong>L’obiezione</strong> rappresenta un aspetto molto importante della comunicazione tra due persone. Molti la considerano un ostacolo, in realtà può essere un’opportunità per conoscere meglio la <strong>mappa del territorio</strong> di chi abbiamo davanti, per conoscere meglio l’interlocutore e le sue esigenze. Bisogna però capire perché la persona sta obiettando. Non abbiamo comunicato bene l’intenzione? Non abbiamo dato abbastanza informazioni chiare? Abbiamo detto qualcosa che non l’ha convinto? Facciamo domande, chiediamo e soprattutto cerchiamo di entrare in sintonia con la persona e quello che vuole comunicarci dietro quell’obiezione, <strong>SCOPRIREMO UN MONDO</strong>.</p>
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<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Ipnosi</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicologia</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicoterapia</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicologo</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicoterapeuta</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Benessere</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Benessere Mentale</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Life Coaching</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>PNL</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Programmazione Neuro Linguistica</strong></span></p>
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