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	<title>Tecnologie Mentali &#187; Tecnologie Mentali |  &#187; Testimonianze</title>
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	<description>Psicologia, Ipnosi e Formazione</description>
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		<title>Niente anestesia, operata con l’ipnosi!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 09:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anestesia]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli Scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi chirurgici]]></category>
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		<description><![CDATA[  Alla Maugeri l’intervento pilota, primo in provincia: «Non ha effetti collaterali, meno dolore nei giorni successivi» &#8220;Voglio che continui a sentire questa sensazione di freddo anche al risveglio&#8221; L&#8217;ipnosi in sala operatori al posto dell&#8217;anestesia. L&#8217;intervento pilota, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri. Si trattava del posizionamento di un elettrocatetere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla Maugeri l’intervento pilota, primo in provincia: «Non ha effetti collaterali, meno dolore nei giorni successivi»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>&#8220;Voglio che continui a sentire questa sensazione di freddo anche al risveglio&#8221;</strong> L&#8217;ipnosi in sala operatori al posto dell&#8217;anestesia. L&#8217;intervento pilota, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri. Si trattava del posizionamento di un elettrocatetere peridurale (vicino al midollo spinale) su una paziente che per dolori cronici agli arti inferiori e alla schiena. Gianluca Conversa, ipnotista e terapista del dolore, ha ipnotizzato la signora, che è rimasta cosciente per tutto l&#8217;intervento e, alla fine, ha detto di essere stata benissimo e non aver sentito dolore. Durante l&#8217;intervento è stato registrato un sanguinamento ridotto rispetto al solito eanche il dolore post operatorio è risultato inferiore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">PAVIA. <strong>Operata senza anestesia e senza sentire dolore</strong> grazie all’ipnosi. L’<strong>intervento pilota</strong>, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri su una paziente che soffriva di dolore cronico a schiena e gambe. «Ero sveglia ma <strong>non ho sentito nulla</strong>, anzi, è stata una sensazione bellissima» spiega Lucia S. a una settimana dall’operazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Non ha sentito il <strong>taglio di 4 centimetri sulla schiena</strong>, fino alla fascia muscolare. Non ha sentito il chirurgo inserire una specie di tubo. L’<strong>anestetico </strong>era lì, pronto: ma non è servito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ipnosi medica non è quella che raccontano illusionisti e <strong>fumetti</strong>. «L’ipnosi <strong>non addormenta</strong> &#8211; spiega Gianluca Conversa, terapista del dolore e ipnologo che ha effettuato l’ipnosi e l’intervento &#8211; anzi, amplifica le capacità e <strong>focalizza l’attenzione </strong>su un’unica idea che diventa plastica, tangibile, tutto il resto perde importanza».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conversa ha iniziato a studiarla dopo un’esperienza alle <strong>Molinette di Torino</strong> dove gli infermieri praticavano l’ipnosi sui pazienti in attesa di entrare in sala operatoria, per attenuare l’ansia pre intervento. L’utilizzo come anestesia, però, non è per tutti: «<strong>Solo nel 10-20% </strong>dei pazienti l’ipnosi infatti permette di raggiungere uno stato così intenso di trance, ma per il resto della popolazione può essere utile come supporto per aiutare a rilassarsi a livello emotivo e muscolare e ridurre quindi il dolore cronico» spiega Conversa. È già stata utilizzata in craniotomie, per operare tumori. Non è invece indicata in caso di interventi chirurgici nell’<strong>addome profondo</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> «Tutti noi &#8211; spiega il medico &#8211; ogni giorno, entriamo in uno stato di <strong>trance fisiologica</strong> in media ogni 60-90 minuti. Quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film al cinema che ci assorbe completamente e il mondo attorno sembra sparire». Con l’ipnosi la trance viene amplificata, guidata, ed è possibile indurre un rilassamento muscolare, <strong>ridurre l’ansia</strong> in caso di procedure come gastroscopia o interventi dal dentista, amplificare capacità e performance, ridurre il dolore cronico»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In alcuni casi selezionati è un’alternativa all’anestesia: «Non ha effetti collaterali &#8211; spiega Conversa &#8211; evita gli effetti fastidiosi della sedazione, inibisce il <strong>dolore post operatorio</strong>. E durante l’intervento c’è stato un sanguinamento inferiore rispetto al solito intorno al taglio».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Parla l&#8217;ipnotista della Maugeri: &#8220;Ecco come funziona l&#8217;ipnosi medica&#8221;</strong> Non ha sentito il taglio di 4 centimetri sulla schiena, fino alla fascia muscolare. Non ha sentito il chirurgo inserire una specie di tubo. L’anestetico era lì, pronto: ma non è servito. L’utilizzo dell&#8217;ipnosi come anestesia, però, non è per tutti: «Solo nel 10-20% dei pazienti permette di raggiungere uno stato così intenso di trance, ma per il resto della popolazione può essere utile come supporto per aiutare a rilassarsi prima dell&#8217;operazione, in caso di esami invasivi, ridurre il dolore cronico e acuto» spiega Conversa. È già stata utilizzata in craniotomie, per operare tumori. Non è invece indicata in caso di interventi chirurgici nell’addome profondo. <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://video.gelocal.it/laprovinciapavese/locale/voglio-che-continui-a-sentire-questa-sensazione-di-freddo-anche-al-risveglio/77845?video" target="_blank">IL VIDEO DELL&#8217;INTERVENTO</a> </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La paziente era già stata ipnotizzata più volte, inserendo degli aghi si era visto che non sentiva dolore. «Per verificare che l’impianto dell’elettrocatetere vicino al midollo spinale sia andato a buon fine occorre che la paziente senta un formicolio, dunque deve essere sveglia &#8211; dice Conversa &#8211; Le ho chiesto di togliere la sensazione di addormentamento un pezzo alla volta: prima le gambe, poi i glutei, una porzione di schiena. Il cervello seleziona cosa “<strong>svegliare</strong>”, ha potuto sentire il formicolio e poi riprendere l’effetto anestesia». La cosa più affascinante? «Alla fine È la paziente ha detto di essere stata benissimo, E che era pronta a rifarlo subito».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Articolo di: <em>Anna Ghezzi</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fonte: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/07/11/news/niente-anestesia-operata-con-l-ipnosi-1.15600968?ref=hfpppves-1</span></p>
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		<title>I disturbi alimentari e l&#8217;importanza delle “relazioni d&#8217;aiuto”</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 19:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Se dovessi dare un nome al fattore di miglioramento più efficace in relazione alla cura dei disturbi alimentari questo nome sarebbe un nome proprio di persona. Il nome di chi tutti i giorni lotta accanto a chi ha reso il cibo il suo principale nemico, per provare a salvare una vita, un&#8217;esistenza, un progetto. Queste [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se dovessi dare un nome al fattore di miglioramento più efficace in relazione alla cura dei disturbi alimentari questo nome sarebbe un nome proprio di persona. Il nome di chi tutti i giorni lotta accanto a chi ha reso il cibo il suo principale nemico, per provare a salvare una vita, un&#8217;esistenza, un progetto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Queste righe non hanno la pretesa di essere scientifiche o particolarmente documentate, ma mirano, con semplicità e chiarezza, a spalancare quella finestra socchiusa che si affaccia su un problema ormai così diffuso e inarrestabile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Teorie comportamentali, teorie cognitive, metodi sperimentali e quant&#8217;altro, cercano, con la presunzione del voler a tutti i costi ottenere una “guarigione”, strade alternative per la risoluzione di questa malattia, senza riuscire però a raggiungere il proprio scopo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure, chi vive o ha vissuto questa situazione, in prima persona o meno, saprà perfettamente che l&#8217;ancora di salvezza, l&#8217;unica possibile nel mare in tempesta che si crea nella mente e nel cuore di chi soffre di questo disturbo, è costituita e rafforzata dagli “affetti”, dalle relazioni che circondano chi soffre, dalle parole, dagli sguardi, dalle lunghe conversazioni che aprono piccoli spazi dai quali far filtrare la luce: una luce che riporti equilibrio, illuminando il buio di un isolamento interiore che non permette alcun progresso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per le persone che con coraggio aiutano i loro cari ad affrontare questo problema ogni giorno diventa una battaglia, combattuta a mani nude, in un “corpo a corpo mentale” estenuante e soprattutto imprevedibile. Quello che oggi può dare ottimi risultati, domani potrà scatenare una crisi; una parola detta a fin di bene può rimbalzare nella testa di chi soffre di questi disturbi come una pallina in un flipper, accendendo tutti gli allarmi in pochi minuti e rendendo vana ogni successivo tentativo di spiegazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò crea inevitabilmente un senso di frustrazione, di panico, di impotenza. Ma non bisogna scoraggiarsi. In questi casi la costanza e la perseveranza premiano, la pazienza è un prezioso alleato, e un procedimento per prove ed errori risulta essere l&#8217;unica strada percorribile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Bisogna sempre ricordare che chi ha un disturbo dell&#8217;alimentazione cercherà di allontanare le persone che vogliono aiutarlo, mentendo, chiudendosi in se stesso, diventando scostante ed intrattabile. Questo non vuol dire che non ha bisogno di aiuto; questo non significa affatto che vuole rimanere solo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo percorso purtroppo non esistono leggi, regole, manuali da seguire alla lettera, ma solo un lento adattarsi, un paziente donarsi, un sapiente procedere ascoltando il cuore, nella consapevolezza di avere di fronte una persona che può migliorare solo con il nostro aiuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ogni persona è diversa, “costruisce” il proprio disturbo su basi differenti ed utilizza le sue peculiarità come muri, barriere che solo un attento osservatore può imparare ad aggirare, scoprendo giorno dopo giorno come agire, pensare e sentire, in una danza “a specchio” ardua ma fondamentale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La delicatezza va sempre perseguita come punto cardine di ogni approccio che abbia come obbiettivo un miglioramento, tralasciando gli interventi “aggressivi atti a spronare”, che tanto male hanno prodotto e continuano a produrre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">È fondamentale ricordare però, che lo stesso specchio nel quale cerchiamo di leggere la verità dell&#8217;altro, riflette i nostri comportamenti; se il problema spaventa anche noi, se i nostri comportamenti non rivelano un sereno rapporto con il cibo, se i nostri occhi mostrano una continua ricerca di controllo, o se, al contrario, rimaniamo in balia degli eventi, le nostre buone intenzioni finiranno solo per accentuare il problema. Non si mente se non si vuole che l&#8217;altro ricambi con la stessa moneta. Non si pretende che l&#8217;altro legga dentro se stesso se si vive in superficie.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Non bastano quindi parole di conforto, semplici incoraggiamenti, vuoti consigli, ma la vita di chi vuole seriamente aiutare chi ha un disturbo di questo tipo deve cambiare, crescere e maturare, in un lungo e lento processo che passa prima di tutto per la costruzione di una fiducia difficile da conquistare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure la rete di relazioni che dovrebbe sostenere ogni persona in difficoltà può portare seriamente al superamento, anche se mai realmente definitivo (è una lotta continua), di ostacoli che rendono la vita impossibile e che condannano a rimanere soli, prede della tempesta emotiva che questi problemi creano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Partire dal cibo per curare è sicuramente logico e comprensibile, ma senza una rete di salvataggio non si otterrà mai un serio progresso. Il cibo diventerà mano mano una priorità, si trasformerà da  acerrimo nemico a medicina, da freno a motore, ma rimarrà comunque una priorità assoluta nella vita di chi ha sofferto di questa malattia. E viverlo con gli altri diventerà indispensabile, rendendo i pasti una vera e propria ragione di vita e la compagnia a tavola un fattore necessario al mantenimento di una serenità ritrovata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Solo così gli incubi possono diventare solo spiacevoli ricordi, sbiadendo pian piano, e lasciando il posto ai colori brillanti di un piatto cucinato con amore da chi passo dopo passo non si è mai arreso, di chi ha preferito lottare con se stesso piuttosto che cedere, piuttosto che perdere la persona amata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La relazione quindi, in una realtà che è ancora lontano dall&#8217;essere compreso, può ancora una volta salvare, liberando da catene di paure ed incomprensioni il cuore e la mente di chi cerca di danneggiarsi, di scomparire agli occhi di un mondo troppo occupato, troppo veloce, troppo insensibile per fermarsi ad ascoltare un&#8217;anima che soffre, che avrebbe qualcosa da dire, se solo non le avessimo tolto la voce.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Scritto da una nostra lettrice Anonima che è riuscita ad uscire dal problema.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
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