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	<title>Tecnologie Mentali &#187; Tecnologie Mentali |  &#187; Vito Siracusa</title>
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	<description>Psicologia, Ipnosi e Formazione</description>
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		<title>Effetto Coolidge  e pornografia</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Mar 2023 15:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Effetto Coolidge, quando l’impotenza parte dal cervello Nei precedenti articoli ho trattato l’effetto Coolidge e l’effetto Coolidge sulla coppia. In questo articolo dal titolo effetto Coolidge e pornografia illustrerò alcune dinamiche, dello stesso effetto, legate alla eccessiva stimolazione cerebrale data dalla pornografia. Dinamiche che purtroppo stanno aumentando tra i giovani e non. Negli ultimi tempi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Effetto Coolidge, quando l’impotenza parte dal cervello</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nei precedenti articoli ho trattato l’<span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/effetto-coolidge/"><strong>effetto Coolidge</strong></a></span> e l’<span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/leffetto-coolidge-sulla-coppia/"><strong>effetto Coolidge sulla coppia</strong></a></span>. In questo articolo dal titolo <strong>effetto Coolidge e pornografia</strong> illustrerò alcune dinamiche, dello stesso effetto, legate alla eccessiva stimolazione cerebrale data dalla <strong>pornografia</strong>. Dinamiche che purtroppo stanno aumentando tra i giovani e non. Negli ultimi tempi ho ricevuto tantissime richieste da parte di ragazzi/e sempre più giovani e la richiesta era quasi sempre la stessa, mancanza del desiderio con tutte le dinamiche ad esso connesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che le dinamiche per questi problemi possono essere tantissime: fisiche, psicologiche, relazionali, traumatiche ecc.., saranno di seguito descritte solo quelle legate ad una stimolazione eccessiva di <strong>dopamina</strong> ed in particolar modo all’uso smodato della <strong>pornografia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi casi, al contrario di come siamo normalmente abituati a pensare, la <strong>causa dell’impotenza</strong> (maschile e femminile) non è solo psicologica, ma anche fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il calo del desiderio scaturisce infatti da una stimolazione eccessiva della dopamina, il neurotrasmettitore preposto all’attivazione del piacere sessuale, a seguito di un abuso della <strong>pornografia</strong>. Proprio a causa di questo incremento di stimoli prodotti dalla dopamina, il cervello, perde infatti la capacità di rispondere adeguatamente ai segnali inviategli dal neurotrasmettitore. Le persone che generalmente guardano immagini o video porno online hanno infatti un costante bisogno di esperienze sempre nuove per essere sessualmente eccitati, distaccandosi sempre di più dalle esperienze reali, che invece li deludono.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studiosi, si sono accorti che “in alcuni soggetti la <strong>risposta della dopamina</strong> è così bassa che non riescono a <strong>raggiungere un’erezione</strong> o <strong>lubrificazione</strong> senza ulteriori e costanti stimoli tramite internet”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In parole povere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>pornografia</strong> dà alle persone spunti sempre differenti di erotismo, proponendo partner nuovi, situazioni, luoghi e fantasie di ogni genere ogni qual volta lo si desideri e questo porta a picchi altissimi di dopamina. Fra l’altro, come accade nella masturbazione, la nostra mente, i nostri movimenti, i nostri gusti e le nostre fantasie sono tutte allineate. Perché siamo solo noi a coordinare il tutto. La dopamina sale così alle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo sarebbe anche normale se non ne abusassimo. Ma cosa succede quando invece esageriamo? Succede che il nostro cervello si abitua a quegli stimoli, a quel livello prodotto di dopamina e di contro il sesso con il/la nostro/a partner può apparire “monotono” e quindi l’attrattiva verso di lei/lui di conseguenza decresce.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sono tanti oggi gli esperti che affermano che un uso frequente, e a volte un abuso, dei siti pornografici può causare nell’uomo disturbi legati alla funzionalità erettile. Ma gli studi non si sono fermati solo alla parte maschile, perché con le nuove generazioni abbiamo visto un incremento anche alla parte femminile a causa della diffusione della tecnologia.  Uno dei più recenti studi è stato pubblicato dalla rivista US Journal Psichology Today. Secondo quest’ultima, la continua esposizione a materiale pornografico de-sensibilizza gli individui, tanto da renderli incapaci di eccitarsi di fronte ad una persona reale. Così mentre le visite a <strong>siti pornografici</strong> crescono a dismisura, di pari passo aumenta anche il numero di chi soffre di impotenza (che ricordo essere sia maschile che femminile).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anoressia sessuale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Sto con una ragazza meravigliosa e molto bella da anni, eppure mi rendo conto di andare incontro a un progressivo declino della libido e a problemi d’erezione che si fanno sempre più frequenti”. Di queste frasi ne sento tantissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Definita “<strong>anoressia sessuale</strong>” dagli esperti, indica una sorta di assuefazione al sesso. Per comprendere quanto il fenomeno sia diffuso basta dare uno sguardo ai numeri: in Italia gli assidui utenti dei siti pornografici sono più o meno 8 milioni, di cui il 75% sono uomini tra i 24 e i 44 anni. Come spiega il Dott. Carlo Foresta, presidente della Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità, l’<strong>anoressia sessuale </strong>sfocia in modo graduale nell’impotenza: “<strong>L’anoressia sessuale</strong> si manifesta all’inizio con scarse reazioni ai collegamenti ai siti pornografici, poi con un generale calo di desiderio e alla fine diventa impossibile avere un’erezione”. Questo perché, prosegue l’andrologo, “la sessualità in Internet è fredda, ripetitiva e questo determina assuefazione e comporta poi, nella vita reale, mancanza di desiderio”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come possiamo rimediare? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che adesso possiamo finalmente farci è: possiamo rimediare? <strong>ASSOLUTAMENTE SI</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che fanno un uso smodato di materiale <strong>pornografico</strong> dovrebbero innanzitutto rinunciare ad esso per un lasso di tempo, facendo i conti con la realtà. Di solito dico ai miei pazienti di provare per 4 di settimane. Ma attenzione, non sarà facile, i soggetti possono andare incontro a effetti collaterali tra cui la perdita temporanea della libido, l’insonnia e l’irritabilità. Tutto questo, come in una qualsiasi dipendenza, per aspettare che la risposta della dopamina a determinati stimoli, riprenda il suo equilibrio. Per riappropriarsi di una sessualità sana ed appagante, poi, sarebbe opportuno ricominciare a stimolare quella parte di fantasie legate alla persona con cui stiamo. Facendo questo, saranno riallineati pensieri, fantasie e stimoli verso il/la nostro/a partner.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la pornografia quindi va evitata sempre?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No. La pornografia non deve necessariamente essere vista come un male all’interno della coppia. Può addirittura diventare una risorsa se condivisa (e non abusata). Per esperienza, lavorando con tantissime coppie, mi sono accorto che, spesso, quelle più felici sotto le lenzuola sono proprio le coppie concordi nell’utilizzo di materiale pornografico (vedi <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/leffetto-coolidge-sulla-coppia/"><strong>effetto coolidge sulla coppia</strong></a></span>). Non solo perché hanno dimostrato una <strong>maggiore apertura mentale</strong> nei riguardi del sesso, delle proprie fantasie sessuali e delle sue varianti, ma anche perché rispetto alle altre coppie,  si riscontrano minori problemi di impotenza da parte di uno dei due.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><strong>Key words:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><strong>pornografia psicologia disturbi sessuali coppie effeto coolidge psicoterapeuta psicologo</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>FANTASIE SESSUALI &#8211; alcune cose da sapere</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 13:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapie]]></category>
		<category><![CDATA[Sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[1 ) Avere una fantasia che attiva sessualmente, non significa necessariamente desiderare di realizzarla. &#160; La nostra mente funziona in modo complesso. Assorbe tutto quello che entra dai 5 sensi e lo elabora, lo combina e ce lo restituisce. Oggi con internet e la Tv tutto questo è amplificato e le informazioni a nostra disposizione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><b>1 ) Avere una fantasia che attiva </b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>s</b><b>essualmente, non significa necessariamente</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>d</b><b>esiderare di realizzarla.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>La nostra mente funziona in modo complesso. </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Assorbe tutto quello che entra dai 5 sensi e lo elabora, lo </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>ombina e ce lo restituisce. </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Oggi con internet e la Tv tutto questo è amplificato e le </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>i</i><i>nformazioni a nostra disposizione sono veramente tante.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Anche le fantasie sessuali si amplificano</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e</i><i> prendono mille sfaccettature. È normale quindi</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>a</i><i>vere fantasie che ci vengono rimandate</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>i</i><i>n modo più o meno complesso dalla nostra</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Mente. Anche quelle che non metteremo mai in pratica.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>È importante non avere sensi di colpa.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">2) <b>Sono un potente afrodisiaco in </b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>g</b><b>rado di risvegliare il desiderio</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>e</b><b> attivare l’eccitazione.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Chi riesce ad usare l’immaginazione e infatti in grado</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>d</i><i>i portare il livello di eccitazione a gradi elevati.</i><b><i> </i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>3) Possono soddisfare in modo illusorio</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>d</b><b>esideri irrealizzati o</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>irrealizzabili</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Statisticamente, soddisfare internamente alcune fantasie</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>r</i><i>iduce il rischio di andare a cercare «fuori da noi» di realizzarlo.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Sfogando l’impulso infatti, si può evitare che il desiderio </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>erchi soddisfazione all’esterno. Nelle coppie può diminuire</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Il rischio di tradimento.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>4) Avere fantasie sessuali è assolutamente normale.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Chi non ha un immaginario </i><i>erotico </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e non </i><i>ha sviluppato una propria sessualità </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>interna di solito </i><i>fa riferimento a modelli esterni.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Questo potrebbe comportare più rigidità di pensiero </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>verso se stessi e gli altri.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><b>5) Avere fantasie sessuali è assolutamente normale,</b></h4>
<h4 style="text-align: center;"><b>a</b><b>nche in coppia</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><i>Dipende dalla persona che abbiamo accanto. Se si è </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>a</i><i>bbastanza aperti e comunicativi, dichiarare una fantasia</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>s</i><i>essuale potrebbe colorare il rapporto di coppia. Basta ricordarsi</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>c</i><i>he sono sempre fantasie e che non debbano per forza essere realizzate all’esterno (anche questo dipende dalla coppia). </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Tante volte non vengono dette per paura di essere giudicati o fraintesi. </i></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><i>Ricordiamoci però che esiste sempre il riserbo (che non </i></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><i>è</i></span><span style="text-decoration: underline;"><i> il segreto), cioè il diritto che ognuno di noi ha di tenersi le cose per sé, cose che riguardano la propria intimità, senza doverle per forza comunicare.</i><b><i> </i></b></span></p>
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		<title>L&#8217;effetto Coolidge sulla coppia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 13:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psicoterapie]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’articolo precedente dal titolo l&#8216;effetto Coolidge, abbiamo visto come questo effetto influenzi alcuni meccanismi legati direttamente alla nostra chimica neuronale. La domanda che adesso possiamo finalmente porci è: quando quelle dinamiche entrano in gioco, quando l’abitudine prende il sopravvento, e quando ad accompagnarla entrano anche dei problemi legati alla vita di tutti i giorni, come [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’articolo precedente dal titolo l<span style="color: #0000ff;">&#8216;<strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/effetto-coolidge/">effetto Coolidge</a></strong></span>, abbiamo visto come questo effetto influenzi alcuni meccanismi legati direttamente alla nostra chimica neuronale. La domanda che adesso possiamo finalmente porci è: quando quelle dinamiche entrano in gioco, quando l’abitudine prende il sopravvento, e quando ad accompagnarla entrano anche dei problemi legati alla vita di tutti i giorni, come possiamo salvare il nostro rapporto di coppia senza dover essere infedeli? E per mantenere viva la relazione ed il rapporto sessuale, possiamo creare situazioni che non finiscano con la monotonia e l&#8217;assuefazione? La risposta è SI, POSSIAMO. Ma vediamo ancora alcune cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Tantissimi esperti si sono cimentati a scoprire che ruolo gioca l&#8217;<strong>effetto Coolidge </strong>nell&#8217;infedeltà. Secondo i dati delle ricerche, l&#8217;effetto Coolidge <strong>spiegherebbe l&#8217;assuefazione sofferta dalle coppie che stanno insieme da molto tempo</strong>, portandole a volte, a ricercare un nuovo livello di eccitazione (ricordate i picchi di dopamina?) con un’altra persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Effetto Coolidge e infedeltà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente se parliamo della parte puramente biologica è normale che <strong>la maggior parte dei mammiferi preferisce la quantità dei rapporti,</strong> perché saremmo programmati a livello biologico per procreare il più possibile e, in questo modo, contribuire positivamente all&#8217;espansione della specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito poi, sul fatto che gli esseri umani siano poligami o monogami è tipico, e coloro che praticano l&#8217;infedeltà sono spesso portati ad aggrapparsi all&#8217;<strong>effetto Coolidge</strong> per giustificare ripetuti tradimenti del loro partner. Per loro, forse l&#8217;essere umano è evolutivamente progettato per essere più vicino alla poligamia che alla monogamia. In questo articolo non voglio discutere se gli esseri umani sono monogami o poligami, ma è importante notare questo: <strong>l&#8217;educazione, nella coppia, ha molto a che fare con l&#8217;acquisizione di valori e la comprensione delle emozioni che queste provocano nelle persone</strong>. Quello che conta di più nella relazione è il rispetto dell’altra persona e le emozioni che le facciamo vivere. Prendiamo ad esempio le coppie aperte, sono d’accordo? Allora non c’è nessun problema. C’è il consenso da entrambe le parti? Allora va bene! Gli esseri umani sono esseri razionali e relazionali e valori come lealtà, fedeltà o rispetto sono importanti per molti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi cosa facciamo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente, questi commenti <strong>non vedono il fenomeno da una prospettiva più ampia</strong>, perché a differenza di altre specie, l&#8217;essere umano non ricorre sempre al sesso solo per la riproduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tantissime coppie, quando vengono da me per la prima volta mi raccontano sempre la stessa cosa: all’inizio lo facevamo sempre e ovunque, adesso i rapporti sono diminuiti. La risposta è quasi sempre la stessa: <strong>E’ NORMALE</strong>! È normale che con il tempo la coppia si trasformi, è normale che con il tempo la quantità lascia il posto alla qualità del rapporto sia fisica che mentale. Con il tempo subentrano tantissime dinamiche che cominciano a farsi spazio tra la coppia, e questo spazio a volte richiede quello che prima era occupato solo dai primi rapporti. Si va a vivere insieme, c’è la casa da gestire, il lavoro, se ci sono anche i figli ecc.. Per non parlare che a casa ci si deve sentire anche rilassati, stare tranquilli e non sempre in tensione da prestazioni varie, quindi la mente trova altri equilibri per poter gestire tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, bisogna innanzitutto educare la coppia a far capire alcune dinamiche. Prima bisogna capire che nelle coppie che stanno insieme da molti anni <strong>è molto probabile che il fenomeno dell’assuefazione si manifesti e che la sensazione di gratificazione sessuale si riduca con il passare del tempo</strong>. Poi, bisogna capire che Il sesso serve anche a mantenere saldo il rapporto di coppia nel tempo e quando questo viene completamente a mancare possono subentrare  tantissime altre dinamiche non sempre positive. È anche vero che queste dinamiche non toccano proprio tutte le coppie. Ci sono persone infatti che non lamentano problemi di questo tipo e vivono una loro vita sessuale di coppia molto tranquilla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcune soluzioni per aumentare il desiderio sessuale nella coppia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso vediamo come possiamo provvedere a risolvere alcuni problemi. Capiamo innanzitutto che routine o schemi sessuali molto rigidi, ad esempio praticare sempre sesso sempre nello stesso modo e/o nello stesso luogo, possono non aiutare a superare questo problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Per risolverlo, è necessario essere consapevoli che noi esseri umani siamo esseri creativi e possiamo superare la monotonia dell’atto in sé. Possiamo cominciare a fare uso dell&#8217;immaginazione, possiamo cominciare a lasciare indietro i tabù che sono il risultato di un&#8217;educazione culturale repressiva, un&#8217;educazione che, in molti casi, danneggia molto la relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo pian piano a<strong> riaccendere la fiamma della passione nella relazione di coppia,</strong> allontanandoci da schemi sessuali monotoni e, <strong><span style="text-decoration: underline;">con il consenso di entrambi</span></strong>, cominciamo a praticare magari alcune fantasie e giochi sessuali che ci fanno sentire eccitati come la prima volta. Ma soprattutto comunichiamo con lui/lei, parliamo delle nostre <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/fantasie-sessuali-alcune-cose-da-sapere/">fantasie</a></span>, </strong>condividiamole. Vi ricordo che le <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/fantasie-sessuali-alcune-cose-da-sapere/"><strong>fantasie</strong> </a></span>sono e possono rimanere tali. Non è detto che si debbano applicare per forza, ma possono creare situazioni mentali piacevoli e mettere quel qualcosa in più nell’intimità. I risultati saranno sorprendenti e inaspettati.</p>
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		<title>Effetto Coolidge</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 08:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Hai mai sentito parlare dell’Effetto Coolidge? In questo articolo voglio parlarti di come questo effetto spieghi alcuni comportamenti sessuali legati ad alcuni automatismi cerebrali. Nei prossimi articoli parlerò anche di come questo effetto influenzi alcune dinamiche legate alla coppia ed alla pornografia. Il termine deriverebbe da una vecchia battuta secondo la quale la moglie del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Hai mai sentito parlare dell’<strong>Effetto Coolidge?</strong> In questo articolo voglio parlarti di come questo effetto spieghi alcuni <strong>comportamenti sessuali</strong> legati ad alcuni <strong>automatismi cerebrali</strong>. Nei prossimi articoli parlerò anche di come questo effetto influenzi alcune <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/leffetto-coolidge-sulla-coppia/"><strong>dinamiche legate alla coppia</strong></a></span> ed alla <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/effetto-coolidge-e-pornografia/"><strong>pornografia</strong></a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine deriverebbe da una vecchia battuta secondo la quale la moglie del Presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge, in visita ad una fattoria sperimentale patrocinata dal governo, notò un gallo che si accoppiava molto frequentemente. Chiedendo al suo accompagnatore quanto spesso avvenisse il fatto le venne risposto “dozzine di volte al giorno”. “Lo dica al signor Coolidge,” replicò la First Lady. Il Presidente, informato della cosa, chiese a sua volta: “Ma ogni volta con la stessa gallina?”. “No,” rispose il contadino, “ogni volta con una gallina diversa”. “Lo dica alla signora Coolidge!” disse il Presidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tecnicamente stiamo parlando di un automatismo che fa sì che ogni nuovo partner, reale o virtuale che sia, venga visto come una nuova alternativa erotica e riproduttiva al tempo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo, tramite l’azione di agenti neurochimici, si perde interesse per il partner precedente, oggetto del desiderio, a favore del nuovo, e anche qualora ci si trovi in una fase di esaurimento post-orgasmico questa scompare in breve tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Effetto Coolidge</strong> è un termine usato sia in biologia che in psicologia per descrivere il fenomeno caratteristico della grande maggioranza dei mammiferi in cui sia il maschio che la femmina sperimentano una prestazione sessuale elevata e continua quando appare <strong>un</strong> <strong>nuovo partner sessuale</strong> (per partner sessuale si intende la parte puramente mentale e biologica del mondo animale, mentre nel caso dell’uomo e della donna con la comparsa di un nuovo partner, pur stimolando gli stessi meccanismi, entrano in gioco tantissime componenti anche mentali). Il solo fatto di scoprire un potenziale <strong>nuovo partner</strong> con cui accoppiarsi crea una tendenza a percepirlo come più attraente dal semplice fatto di essere una novità. Nel caso del genere umano, l&#8217;<strong>effetto Coolidge</strong> è espresso da un modello abbastanza semplice: una persona può essere stanca di fare sesso con il proprio partner, ma <strong>può essere facilmente eccitata alla comparsa di un altro partner sessuale</strong>. Il motivo è che una grande quantità di <strong>dopamina, </strong>prodotta all’inizio del rapporto, diminuisce nella coppia a causa dell&#8217;abitudine, ma viene invece stimolata dalla novità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esperimenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati hanno osservato che se mettiamo un topolino maschio nella stessa gabbia in cui c’è una femmina ricettiva, il maschio viene colto da un turbine sessuale che poi gradualmente si esaurisce non appena questi si sia accoppiato. La topolina femmina rimane lì, ma lui non ha più stimoli nei suoi confronti. Tuttavia, mettendo nella gabbia una nuova femmina ricettiva, il topolino rimette di nuovo in moto la sua carica sessuale. L’esperimento è stato ripetuto diverse volte, fino quasi a lasciare il topolino maschio allo stremo delle sue forze, e i risultati sono stati i medesimi. Questo è ciò che i ricercatori intendono con <strong>effetto Coolidge</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo succede perché<strong> il circuito neuronale dopaminergico dell&#8217;area di rinforzo viene attivato dalla presenza di un nuovo partner sessuale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Praticando del sesso con il nostro partner abituale e per un lungo periodo di tempo, i nostri circuiti neuronali si abituano a certi stimoli e a determinate dosi di dopamina, e come succede con il consumo abituale di farmaci o di altre sostanze, avremo bisogno di ancora più stimoli per ottenere alte dosi di dopamina. Cioè, dopo un po&#8217; <strong>è necessario aumentarne la quantità per avere lo stesso effetto</strong>, perché appare il fenomeno dell&#8217;assuefazione. Il nuovo partner sessuale provoca un alto livello di stimoli e quindi di dopamina che riattivano l’eccitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente l&#8217;<strong>effetto Coolidge </strong>non è stato dimostrato solo nei maschi, di cui è prevista una maggiore impulsività sessuale, ma anche nelle femmine.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, adesso che abbiamo visto come funziona questo meccanismo, vorrei precisare alcune cose. Quando si parla di esseri umani non possiamo mai applicare determinate regole a tutti, ma diremo che tendenzialmente, nella maggior parte dei casi è così. L’essere umano, infatti, possiede diverse componenti, animale, mentale e socioculturale che lo differenziano dalle altre specie e fra esseri umani stessi esistono tantissime differenze. L’essere umano è infatti in grado di attivare gli stessi <strong>meccanismi neuronali dopaminergici</strong> in tantissimi contesti della propria vita. Nascono così alcuni fenomeni come lo shopping compulsivo, dipendenza da gioco d’azzardo e tutte quelle situazioni che richiedono elevati picchi di dopamina. L’altra precisazione è che questo non deve in alcun modo giustificare i tradimenti, ma questo lo vedremo nel prossimo articolo dal titolo “<strong>l’effetto Coolidge sulla coppia</strong>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vedi anche:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.tecnologiementali.it/leffetto-coolidge-sulla-coppia/"><strong>L’Effetto Coolidge sulla coppia</strong></a></span></p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/effetto-coolidge-e-pornografia/"><span style="color: #0000ff;"><strong>Effetto Coolidge e Pornografia</strong></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Ipnosi Psicologia Psicoterapia Psicologo Psicoterapeuta Benessere Benessere Mentale Life Coaching</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>I 3 livelli della comunicazione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 12:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[  &#160; &#160; Vi siete mai chiesti perché alcune persone, pur non avendo pronunciato discorsi particolarmente ricchi e curati, riescono a trasmettere forti emozioni, laddove grandi discorsi e belle parole falliscono? In questo articolo voglio parlarti dei 3 livelli della comunicazione presi in esame dalla PNL, pseusdo-scienza che si occupa di studiare (ripeto la PNL [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/3-livelli-per-comunicare-ipnosi-psicologia-pnl-psicologo.png"><img class="  wp-image-878 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/3-livelli-per-comunicare-ipnosi-psicologia-pnl-psicologo.png" alt="3 livelli per comunicare - ipnosi psicologia pnl psicologo" width="594" height="354" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi siete mai chiesti perché alcune persone, pur non avendo pronunciato discorsi particolarmente ricchi e curati, riescono a trasmettere forti emozioni, laddove grandi discorsi e belle parole falliscono?</p>
<p>In questo articolo voglio parlarti dei <strong>3 livelli della comunicazione </strong>presi in esame dalla<strong> PNL</strong>, pseusdo-scienza che si occupa di studiare (ripeto la <strong>PNL</strong> non ha inventato niente, si limita a studiare e far funzionare al meglio dei modelli di comunicazione in modo efficace), ottimizzare per poi sfruttare al la comunicazione al fine di raggiungere un obiettivo.</p>
<p>Il modello elaborato dal <strong>Prof. Mehrabian</strong>, studioso statunitense, ci permette di rispondere con relativa facilità.</p>
<p>Egli infatti osservò che ogni comunicazione umana avviene su diversi livelli, che permettono di veicolare i messaggi dal mittente al destinatario: il livello<strong> verbale, </strong>il<strong> paraverbale </strong>e il<strong> non verbale</strong>.</p>
<p>Secondo tale ricerca era addirittura possibile, nel contesto di una semplice relazione tra persone che si conoscevano e che non dovevano veicolare “contenuti” nuovi, suddividere in forma percentuale il peso di ciascuna componente della comunicazione. Studiando queste interazioni egli ottenne solo un 7%, per la parte <strong>verbale</strong>, un 38% per quella <strong>paraverbale</strong> ed il rimanente 55% deputato alla componente <strong>non verbale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/comunicazione-non-verbale-grafico.jpg"><img class="  wp-image-879 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/comunicazione-non-verbale-grafico.jpg" alt="comunicazione-non-verbale-grafico" width="445" height="322" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma esaminiamo con attenzione le tre componenti.</p>
<p>L’elemento costitutivo più importante della comunicazione <strong>verbale</strong> è il linguaggio. Servendoci di questo mostriamo agli altri la nostra visione del mondo perché la nostra intenzione consiste nel condividere con gli altri esperienze comuni. <strong>Con il linguaggio produciamo e comunichiamo molteplici rappresentazioni del mondo </strong>dal momento che siamo dotati di un’enorme elasticità con cui ci confrontiamo con esso. Alcune volte può succedere che, nel momento in cui stiamo comunicando, i messaggi inviati non rappresentino esperienze ben determinate, per cui, gli individui, potrebbero non comprendere ciò che viene loro trasmesso.</p>
<p>Se vogliamo che un’esperienza venga ben compresa è necessario costruirla nel miglior modo possibile. Nel momento in cui decidiamo di comunicare, dobbiamo dare indicazioni sufficienti in modo che chi ci ascolta possa entrare positivamente in collegamento con noi. Inoltre il comunicatore deve avere la capacità di rivelare le informazioni più importanti che riguardano l&#8217;esperienza che intende trasferire al proprio interlocutore. L’insieme dei segnali che vengono emessi dai nostri organi di senso dà origine alla comunicazione <strong>paraverbale</strong>. Chi ci ascolta comincia a “scomporre” il <strong>paraverbale</strong> e di conseguenza cerca di attribuire un significato ben preciso alle parole.</p>
<p>Considerando che ciò di cui stiamo parlando costituisce un vero e proprio “codice”, tra le sue caratteristiche più importanti possiamo annoverare:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong> Il registro </strong>che va da un suono greve e profondo ad uno alto e vigoroso;</li>
<li><strong>Il volume </strong>in cui si calcola la proporzione di aria emessa dai polmoni;</li>
<li><strong>Il timbro </strong>che può comprendere una voce monotona o variata;</li>
<li><strong>La nasalizzazione</strong>, con la quale ci riferiamo alla quantità di aria che, una volta emessa, passa in maniera preponderante dal naso.</li>
<li><strong>La dizione</strong>, con la quale facciamo in modo di emettere dei suoni quanto più correttamente possibile;</li>
<li><strong>La cadenza</strong>, che consiste nella lentezza o nella velocità che usiamo per parlare;</li>
<li><strong>L&#8217;affettazione</strong>, con la quale attribuiamo un determinato valore, sia superficiale che profondo ad alcune parole;</li>
<li><strong>La modulazione</strong>, cioè il ritmo che usiamo nell’enunciare alcune parole od espressioni.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando parliamo invece di <strong>comunicazione non verbale</strong> ci riferiamo a tutte quelle informazioni che vengono emesse dal corpo. Ed allora come possiamo usarlo per esprimere nel miglior modo possibile le nostre intenzioni? Come alcuni di voi già sapranno alcuni segnali che il corpo rende manifesti possono essere manipolati anche se questo, a volte, avviene in maniera del tutto inconsapevole. <strong>L’individuo esprime la propria personalità servendosi del corpo</strong>, e questo succede perché, generalmente, il soggetto non si rende conto del rapporto che può intercorrere tra i messaggi emessi dal suo corpo e le conseguenti reazioni di coloro con i quali si confronta. Il significato assunto dai segnali <strong>non verbali</strong> varia a seconda delle caratteristiche fisiche come l&#8217;altezza, il colore della pelle, i capelli ecc..; dei ruoli e delle posizioni sociali; delle caratteristiche della personalità, come l&#8217;estroversione, l&#8217;introversione, l’aggressività; delle emozioni che proviamo quando comunichiamo.</p>
<p>I segnali di cui ci serviamo per attuare il processo comunicativo interessano la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto.</p>
<p>Cosa accade ogni qualvolta decidiamo di comunicare qualcosa a qualcuno? Immaginate di avere tre linguaggi diversi ma utilizzabili in contemporanea: mentre le parole che scegliete trasferiscono idee e nozioni, il tono di voce e le modalità con cui emettete i suoni inviano altri messaggi, che potrebbero confermare o meno le parole stesse. Nondimeno accade con la <strong>gestualità corporea</strong>, di fondamentale importanza in qualsiasi tipo di comunicazione interpersonale. L’aspetto su cui è utile maggiormente riflettere è la constatazione che molto spesso i nostri ascoltatori, a meno che non siano esperti di comunicazione, tenderanno ad essere più attenti e quindi consapevoli della componente verbale, perdendo di conseguenza la capacità di osservare coscientemente tutto ciò che accade nello stesso istante negli altri livelli comunicativi. Ma ciò non significa che non avranno peso: al contrario, essi percepiranno molti altri segnali a livello inconscio, ritrovandosi così a dover gestire delle imprecisate sensazioni, delle intuizioni apparentemente giustificate da un sesto senso particolarmente attivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comunicare con grande efficacia è allora necessario perseguire due obiettivi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>divenire più coscienti dell’intera dinamica della comunicazione</strong>, in modo da cogliere messaggi da parte degli interlocutori che spesso avvengono in pochi silenziosi secondi;</li>
<li><strong>ottenere la massima congruenza nella nostra comunicazione</strong>, stando cioè bene attenti che <strong>i tre livelli della comunicazione</strong> siano in armonia tra loro, rafforzandosi l’un l’altro.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RIASSUMENDO <strong>i 3 livelli della comunicazione</strong></p>
<ul>
<li><strong>NON VERBALE</strong> &#8211; Movimenti del corpo (aspetto, espressioni, look, ecc..) 55%</li>
<li><strong>PARAVERBALE</strong> (Volume, tono, ritmo)  38%</li>
<li><strong>VERBALE</strong> (parole e significati)  7%</li>
</ul>
<p>L’<strong>efficacia di un messaggio</strong> dipende, quindi, solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto. Il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato principalmente dai fattori di comunicazione <strong>non verbale</strong> (soprattutto nei casi in cui non c’è “familiarità” con il nostro interlocutore).</p>
<p><strong>La Comunicazione Verbale</strong></p>
<p>La parte della comunicazione dedicata al <strong>linguaggio verbale</strong> è costituita, dal significato delle parole e del discorso. Per una buona comunicazione il linguaggio verbale deve essere efficiente ed efficace. <strong>Una comunicazione è efficiente quando il mittente del messaggio si fa accettare dal suo interlocutore e da quest’ultimo viene udito e capito</strong>.</p>
<p><strong>La Comunicazione Paraverbale</strong></p>
<p><strong>Il linguaggio paraverbale</strong> indica la modalità con cui usiamo la voce (tono, volume, timbro, cadenza, pause). Tale comunicazione permette di dare risalto ad un concetto rispetto che ad un altro e di essere “interessanti” verbalmente.</p>
<p>Per attirare attenzione nella<strong> comunicazione paraverbale</strong> è opportuno evitare una voce monotona che risulti piatta, un volume di voce troppo costante, l’eccessiva presenza di cadenze, le troppe pause che, invece, potrebbero essere utilizzate per rafforzare i concetti chiave nei momenti di riflessione.</p>
<p>Il linguaggio paraverbale deve essere inoltre <strong>controllato,</strong> in modo che <strong>non sia troppo condizionato dall’emozione</strong>. L’importante è <strong>essere convincenti</strong>, facendo percepire l’entusiasmo in ciò che si desidera comunicare. L’eccesso di enfasi in un discorso (fatti salvi i punti che si intendono evidenziare) può renderlo poco interessante per una parte dell’uditorio.</p>
<p><strong>La Comunicazione Non Verbale</strong></p>
<p><strong>Il linguaggio non verbale</strong> comprende:</p>
<ul>
<li>la prossemica, cioè il rapporto tra il nostro corpo e lo spazio circostante composto da oggetti o persone.</li>
<li>la postura</li>
<li>i segnali fisiologici come il colorito, la respirazione, i movimenti degli occhi, ecc…</li>
<li>la gestualità espressa soprattutto con mani e piedi</li>
</ul>
<p>La differenza tra chi sa <strong><span style="color: #000000;">comunicare in modo efficace</span></strong> e chi, invece, non riesce a trasmettere bene il messaggio nel modo desiderato sta proprio nella capacità di sintonizzare questi <span style="color: #000000;"><strong>3 livelli della comunicazione</strong></span>. Conoscere bene tutti i livelli, saperli gestire contemporaneamente e avere la consapevolezza della loro funzionalità è fondamentale per migliorare la propria comunicazione in modo più efficace.</p>
<p>Nei prossimi articoli parlerò delle micro espressioni e dei segnali di gradimento e rifiuto.</p>
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		<item>
		<title>I presupposti della comunicazione secondo la PNL</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 10:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Di comunicazione se ne sente parlare tutti i giorni e in tutti gli ambiti. Esistono tantissimi articoli scientifici e non, in giro per il web dove potete trovare ogni sfaccettatura di questo argomento. Ogni scuola, ogni pensiero ed ogni studioso enuncia i suoi paradigmi e, seppur con sfaccettature diverse, alla fine la base resta sempre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>comunicazione</strong> se ne sente parlare tutti i giorni e in tutti gli ambiti. Esistono tantissimi articoli scientifici e non, in giro per il web dove potete trovare ogni sfaccettatura di questo argomento. Ogni scuola, ogni pensiero ed ogni studioso enuncia i suoi paradigmi e, seppur con sfaccettature diverse, alla fine la base resta sempre la stessa. Nella <strong>comunicazione</strong> abbiamo infatti un mittente, un ricevente, un messaggio centrale e codifiche/decodifiche varie. La cosa ovviamente si complica se mettiamo i mezzi elettronici, i social e di comunicazione di massa. In questo articolo voglio descrivervi <strong>i presupposti della comunicazione secondo la PNL</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/download.png"><img class="  wp-image-870 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/download.png" alt="pnl ipnosi comunicazione vito siracusa" width="519" height="246" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Primo presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">Non si può non comunicare</span></em></strong>”</p>
<p>Cosi come affermato da uno dei più grandi esperti di comunicazione della nostra epoca, lo studioso Paul Watzlawick, del Mental Research Institute di Palo Alto, California, in questa formula è contenuta una delle chiavi più importanti del processo di comprensione del fenomeno <strong>comunicazione</strong>: ogni individuo comunica in molteplici modi, e del resto non potrebbe esimersi dal farlo, neanche se lo volesse.</p>
<p>Pensiamo al classico esempio del viaggiatore, che, durante un tragitto in treno, spalanca il suo quotidiano e si tuffa nella lettura, pur avendo di fronte altri compagni di viaggio (questo succedeva una volta, oggi è più probabile che le persone si isolino con le cuffie auricolari, cellulari, tablet e PC).</p>
<p>Ebbene, in un caso simile non si potrà certo affermare che egli abbia deciso di <strong>non comunicare</strong> con i suoi vicini di posto. In realtà il suo messaggio comunicativo giunge forte e chiaro: <em>non voglio dialogare con nessuno, preferisco leggere</em>!</p>
<p>Naturalmente questo esempio evidenzia anche con estrema facilità l’importanza dell’osservazione di tutti i comportamenti, e non solo quindi della componente verbale; possiamo infatti tranquillamente affermare che <strong>il silenzio è una forma</strong>, spesso anche molto potente ed efficace, <strong>di comunicazione</strong>. Ergo, <strong>SI COMUNICA SEMPRE</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Secondo presupposto della comunicazione</strong>: si può quindi giungere al secondo presupposto, diretta conseguenza del primo: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">ogni comunicazione è comportamento, ed ogni comportamento è comunicazione</span></em></strong>”.</p>
<p>Provate infatti a pensare a quanto comunicate, ogni minuto che passa, senza magari rendervi conto del messaggio che, coscientemente o meno, viene emesso dai vostri comportamenti: modi di parlare, sguardi, posture, movimenti nello spazio, persino la scelta del look personale contribuiscono costantemente a creare i nostri messaggi. Il problema è che spesso non ci rendiamo conto di quanto tutto ciò influisca nei rapporti, tanto professionali quanto interpersonali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Terzo presupposto della comunicazione</strong>: “ <strong><em><span style="text-decoration: underline;">il significato della comunicazione sta nel responso che se ne ottiene, e non nelle intenzioni</span></em></strong>”.</p>
<p>Questo presupposto è importantissimo, e ci fa capire come mai alcune volte non veniamo capiti o veniamo fraintesi. Hai mai detto qualcosa con un’intenzione è il feedback è stato un altro? Pensavi una risposta gradita ed invece ne è arrivata una negativa? Ti sei mai chiesto il motivo? La risposta è che non tutti attribuiscono lo stesso significato agli avvenimenti, e quindi reagiscono ad essi in modi diversi.</p>
<p>Secondo questo principio infatti il<em> vero significato della comunicazione non sta nelle intenzioni di chi comunica, ma nel responso che se ne ottiene,</em><em> basterebbe prendere atto che tale cosa detta o tale gesto produce, nella mente della persona in questione, un effetto diverso, e comunque ben lontano da quello sperato o supposto.</em></p>
<p>Dovemmo dunque chiederci: con chi comunico? Qual è la sua <strong>mappa del territorio</strong>? Quali sono i suoi bisogni? Quali sono le emozioni che sta vivendo in questo momento?</p>
<p>Un esempio classico della differenza tra la comunicazione delle intenzioni e quella del responso è ravvisabile nelle due diverse affermazioni che si usano quando esiste un’incomprensione tra due interlocutori.</p>
<p>Alcuni affermano “<strong>non mi hai capito</strong>”, arrestandosi spesso di fronte alle scarse capacità di comprensione dell’interlocutore, altri invece tendono a dire “<strong>forse non mi sono spiegato bene</strong>”, andando così spontaneamente alla ricerca di nuove strategie per ottenere il responso desiderato, e farsi quindi capire. Il problema dei primi è che molto spesso si soffermano di fronte alla certezza che le loro intenzioni erano quelle di essere capiti, e che se quindi ciò non è accaduto il problema non è loro.</p>
<p>La vita familiare e professionale ci offre innumerevoli esempi in cui basterebbe modificare l’approccio per risolvere banali, ma pericolosi, equivoci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quarto presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">la mappa NON è il territorio</span></em></strong>”.</p>
<p>Questo è uno dei principi cardine della <strong>PNL</strong>. Ciascuno di noi è un individuo autentico, ha un carattere e una personalità unici. In base al nostro carattere e alla nostra personalità abbiamo<strong> un modo di leggere e di vedere il mondo altrettanto unico</strong>. La mappa mentale che il cervello di una persona costruisce nel momento in cui riceve delle informazioni dall’ambiente e le rielabora per interpretarle sarà diversa dalla mappa mentale di un’altra. <strong>Non esistono due mappe mentali identiche</strong>, proprio come non esistono due personalità identiche.</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/6-o-9.jpg"><img class="  wp-image-871 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/6-o-9.jpg" alt="6 o 9 PNL IPNOSI PSICOLOGIA" width="331" height="285" /></a></p>
<p>Comprendere le <strong>mappe mentali</strong> della persona con cui stiamo dialogando ci aiuta a entrare in empatia con lei. Se poi poniamo un po’ di attenzione, possiamo <strong>osservare il suo linguaggio cerebrale, </strong>comprendere come ragiona e come si emoziona, quali sono le sue necessità, le sue idee e i suoi desideri. Solo allora saremo in grado di creare con lei una forte vicinanza comunicativa: <strong>modelleremo la nostra comunicazione sul miglior linguaggio possibile per lei</strong> e a quel punto riusciremo meglio a trasmetterle, a nostra volta, le nostre necessità, le nostre idee e i nostri desideri.</p>
<p>La <strong>PNL</strong> proprio perché<strong> è la scienza che studia la connessione esistente tra i processi neurologici, il linguaggio e gli schemi comportamentali <em>ci aiuta a comprendere tutto questo</em></strong>.</p>
<p><a href="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/questo-vero_orig.jpg"><img class="  wp-image-872 aligncenter" src="https://www.tecnologiementali.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/questo-vero_orig.jpg" alt="realta pnl ipnosi psicologia psicoterapeuta" width="393" height="319" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quinto presupposto della comunicazione</strong>: “<strong><em><span style="text-decoration: underline;">dietro l’obiezione c’è l’informazione</span></em></strong>”.</p>
<p><strong>L’obiezione</strong> rappresenta un aspetto molto importante della comunicazione tra due persone. Molti la considerano un ostacolo, in realtà può essere un’opportunità per conoscere meglio la <strong>mappa del territorio</strong> di chi abbiamo davanti, per conoscere meglio l’interlocutore e le sue esigenze. Bisogna però capire perché la persona sta obiettando. Non abbiamo comunicato bene l’intenzione? Non abbiamo dato abbastanza informazioni chiare? Abbiamo detto qualcosa che non l’ha convinto? Facciamo domande, chiediamo e soprattutto cerchiamo di entrare in sintonia con la persona e quello che vuole comunicarci dietro quell’obiezione, <strong>SCOPRIREMO UN MONDO</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Ipnosi</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicologia</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicoterapia</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicologo</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Psicoterapeuta</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Benessere</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Benessere Mentale</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Life Coaching</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>PNL</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong>Programmazione Neuro Linguistica</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>STORIA DELLA PNL (Programmazione Neuro-Linguistica)</title>
		<link>https://www.tecnologiementali.it/storia-della-pnl-programmazione-neuro-linguistica/</link>
		<comments>https://www.tecnologiementali.it/storia-della-pnl-programmazione-neuro-linguistica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 08:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipnosi]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia Ericksoniana]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[ La P.N.L. nasce a Santa Cruz, California, nel 1970 e diviene immediatamente un punto di arrivo degli studi sulla struttura del linguaggio e della comunicazione condotti dal linguista John Grinder e dal matematico Richard Bandler. Il lavoro di Bandler e Grinder è principalmente frutto di anni di ricerche orientate a scoprire, attraverso un&#8217;analisi minuziosa e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>La P.N.L. nasce a Santa Cruz, California, nel 1970 e diviene immediatamente un punto di arrivo degli studi sulla struttura del <strong>linguaggio</strong> e della <strong>comunicazione</strong> condotti dal linguista <strong>John Grinder</strong> e dal matematico <strong>Richard Bandler</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di <strong>Bandler</strong> e <strong>Grinder</strong> è principalmente frutto di anni di ricerche orientate a scoprire, attraverso un&#8217;analisi minuziosa e attenta, quale fosse quel quid che permetteva a <strong>psicoterapeuti</strong> di orientamento teorico diverso (ad esempio <strong>Fritz Perls</strong> &#8211; il creatore della Gestalt -, <strong>Milton Erickson</strong> &#8211; ipnoterapeuta di fama mondiale -, <strong>Virginia Satir</strong> &#8211; famosa nel campo della <strong>terapia familiare</strong>) di conseguire risultati positivi rilevanti. Costoro non volevano creare una nuova corrente, bensì scoprire, per poi rimodellare, gli schemi utilizzati dai tre straordinari terapeuti in grado di riportare un alto numero di successi. Nel momento in cui Bandler e Grinder elaborarono tali strategie, si resero conto di avere tra le mani una svariata gamma di <strong>modelli comunicativi straordinariamente forti ed efficaci</strong>. All’inizio li avevano elaborati per utilizzarli dal punto di vista terapeutico, ma quasi subito si accorsero che tali modelli potevano entrare a far parte di altri campi della comunicazione umana, quali il settore dell&#8217;industria, del commercio, quello legale e dell&#8217;istruzione. Questi strumenti a loro disposizione diventarono potenti e conseguentemente si passò alla creazione di un <strong>modello efficace</strong> che risolvesse i conflitti interpersonali, e che fosse in continua evoluzione, sganciato da un eventuale contesto terapeutico. La <strong>Programmazione Neuro Linguistica</strong> è un modello di quel particolare mondo di magia e illusione costituito dal comportamento e dalla comunicazione umana. Essa è lo studio delle componenti della percezione e del comportamento che rendono possibile la nostra esperienza. Etimologicamente parlando &#8220;<strong>Neuro</strong>&#8221; sta a indicare il principio fondamentale secondo cui ogni comportamento risulta da processi neurologici. &#8220;<strong>Linguistico</strong>&#8221; indica che i processi neurali vengono rappresentati, ordinati e disposti in sequenza in modelli e strategie, attraverso il linguaggio e i sistemi di comunicazione. &#8220;<strong>Programmazione</strong>&#8221; si riferisce al processo di organizzazione delle componenti di un sistema (in questo caso le rappresentazioni sensoriali) per il conseguimento di risultati specifici. <span style="text-decoration: underline;">Con l&#8217;espressione &#8220;<strong>Programmazione Neurolinguistica</strong>&#8221; indichiamo quello che a nostro giudizio è il procedimento fondamentale usato da tutti gli esseri umani per codificare, trasferire, guidare e modificare il comportamento</span>. Indipendentemente dai vostri precedenti e dall&#8217;attività che svolgete, avrete probabilmente avuto qualche volta l&#8217;esperienza di interagire con qualcuno: un&#8217;interazione di particolare efficacia che vi ha permesso di ottenere risultati importanti per voi, per l&#8217;interlocutore o per un certo numero di altri individui. Può essersi trattato della comunicazione o dell&#8217;acquisizione di un&#8217;informazione importante, della soluzione di un problema. Può darsi che in un secondo momento, pur compiaciuti con voi stessi, non abbiate avuto alcuna vera idea di ciò che caratterizzava e distingueva quell&#8217;occasione. Oppure potrebbe esservi capitato di incontrare una persona o avuto l&#8217;esperienza di passare del tempo con individui che nel loro campo specifico hanno avuto molto successo e vi sarete chiesti in che cosa il loro comportamento differisse dal vostro o da quello di altri, che cosa consentisse loro di fare qualcosa che agli occhi altrui appariva incredibile o prodigioso. O può darsi che voi stessi possediate qualche particolare attitudine o capacità che sareste lieti di offrire o insegnare agli altri, ma non abbiate alcuna idea di ciò che vi possa mettere in grado di farlo con tanta eleganza e raffinatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la <strong>Pnl</strong> possiamo arrivare a capire che cosa succede in alcuni scambi di informazione e agire efficacemente usando i comportamenti che noi riteniamo di maggior effetto. Questa, pertanto, offre delle vere e proprie chiavi di lettura per interpretare l&#8217;interazione e l&#8217;esperienza soggettiva, senza però giudicare o cercare di capire che cosa spinge l’individuo a comportarsi in un certo modo. Risulta evidente che non dovremo atteggiarci a grandi conoscitori e scopritori dell&#8217;animo umano in quanto bisogna mantenersi in disparte per osservare attraverso quale senso, o quali sensi, il nostro interlocutore comunica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">PSICOLOGIA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">PSICOTERAPIA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">IPNOSI</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">PSICOLOGO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">PNL</span></strong></p>
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		<title>Operazione chirurgica al cervello: paziente ipnotizzato, senza anestesia!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 07:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Legnano l’intervento su un 69enne per un ematoma. &#160; &#160; «Ho rivissuto i miei inverni da bambino, con gli amici. Ci tiravamo le palle di neve senza guanti, finché, dal gelo, non sentivamo più le mani. Ho sentito la voce del dottore che mi diceva che sarebbe successa la stessa cosa alla mia testa. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 class="article-subtitle">A Legnano l’intervento su un 69enne per un ematoma.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ho rivissuto i miei inverni da bambino, con gli amici. Ci tiravamo le palle di neve senza guanti, finché, dal gelo, non sentivamo più le mani. Ho sentito la voce del dottore che mi diceva che sarebbe successa la stessa cosa alla mia testa. E così, mentre mi operavano, ho sentito i rumori dei ferri, ho sentito l’acqua che scorreva dentro la testa, ma non ho avvertito dolore, se non un attimo, come l’anestesia dal dentista».</p>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Piero De Bernardi, 69 anni, meccanico in pensione, fino a mercoledì scorso non riusciva più a muovere la gamba e il braccio sinistro, a causa di una paresi, provocata da un ematoma nel lato destro del cranio. Ieri, invece, camminava tranquillo fra i corridoi del reparto di Neurochirurgia dell’Ospedale di Legnano. Niente stress da intervento, nessuna anestesia da smaltire. Piero è stato il primo paziente del nosocomio ad essere operato sotto ipnosi, anziché sotto anestesia. In Italia sono rarissimi i casi di utilizzo di questa tecnica in neurochirurgia: al momento esistono solo tre pubblicazioni.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">A indurre il paziente nello stato di trance è stato Andrea Cividini, 37 anni, neurochirurgo in servizio a Legnano, che si sta diplomando al «Centro italiano ipnosi clinico sperimentale» di Torino. Mentre Cividini faceva le veci dell’anestesista (presente, in via precauzionale), il primario Roberto Stefini eseguiva l’aspirazione dell’ematoma. «Quando il collega mi ha parlato della sua intenzione di studiare l’ipnosi, ero scettico. Oggi non lo sono più. Grazie a questo metodo, al paziente non sono state somministrate terapie anestetiche o antidolorifiche. Pensiamo di ripeterne l’utilizzo, nei pazienti idonei», sottolinea il primario. Per capire se Piero lo fosse, Cividini gli ha fatto tre sedute propedeutiche. «Per vedere se andava in trance e per verificare con l’encefalogramma se il cervello sviluppava le onde dell’ipnosi», spiega l’ipnologo.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Durante l’intervento, Piero ha mostrato fastidio solo nel momento della separazione fra pelle e ossa. A quel punto il primario ha optato per una piccola anestesia locale. «Ho cominciato a studiare l’ipnosi dopo aver letto alcuni scritti di Carl Gustav Jung — racconta Cividini —. Il fascino di questo stato fisiologico è che si spegne la mente conscia e tutto dipende da quella inconscia. Quello che ho fatto con il paziente è stato riportarlo a quel luogo sicuro e di benessere che ognuno di noi ha dentro di sé. Un ricordo in grado di fargli sviluppare la capacità di non sentire dolore».</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Al risveglio, Piero era sereno. «Il dottore mi ha tenuto la mano. È stato il mio angelo custode. Ora posso andare a casa. A settembre devo accompagnare mia figlia all’altare», racconta commosso, accanto alla moglie, Piera. La coppia vive a Buscate. Piero, appassionato cicloamatore, il 14 giugno scorso fa una brutta caduta. Pensa di essersela cavata con un po’ di escoriazioni. Invece, la settimana scorsa, al mare a Cesenatico, accusa persistenti mal di testa. Tornati a casa, un giorno, Piera lo trova a terra: le gambe non rispondono più. A Legnano scoprono l’ematoma e gli parlano dell’ipnosi. «Ho due figlie, Monica e poi Chiara, che fa l’ostetrica e lei mi ha detto: “prova, papà”. E io mi sono fatto forza, anche se avevo paura». Ieri il dottor Cividini schivava i complimenti: «Ma no, il merito è soprattutto del paziente».</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_agosto_02/operazione-chirurgica-cervello-paziente-ipnotizzato-niente-anestesia-da2be436-b4ee-11e9-8f02-33360bc8762b.shtml?refresh_ce-cp">https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_agosto_02/operazione-chirurgica-cervello-paziente-ipnotizzato-niente-anestesia-da2be436-b4ee-11e9-8f02-33360bc8762b.shtml?refresh_ce-cp</a></p>
<p>Articolo di : Giovanna Maria Fagnani</p>
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		<title>Stress da lavoro, l&#8217;Oms riconosce ufficialmente il &#8220;burn out&#8221;!</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2019 10:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[LO STRESS da lavoro &#8211; il burn out &#8211; è stato riconosciuto ufficialmente dall&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che l&#8217;ha inserito nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno. Non di vera e propria malattia si tratta, ma di &#8220;problema associato alla professione&#8221;. I sintomi: &#8220;spossatezza sul luogo di lavoro&#8221;, &#8220;cinismo, isolamento o [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">LO STRESS da lavoro &#8211; il <strong>burn out</strong> &#8211; è stato riconosciuto ufficialmente dall&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che l&#8217;ha inserito nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno. Non di vera e propria malattia si tratta, ma di &#8220;problema associato alla professione&#8221;. I sintomi: &#8220;spossatezza sul luogo di lavoro&#8221;, &#8220;cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi&#8221; ed &#8220;efficacia professionale ridotta&#8221;. Il risultato è una &#8220;sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo&#8221;. La decisione arriva dopo decenni di studi. L&#8217;agenzia speciale dell&#8217;Onu per la salute fornisce le direttive ai medici per diagnosticarlo. Il primo ad occuparsi di burn out è stato lo psicologo Herbert Freudenberger nel 1974.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il burn out si riferisce &#8211; secondo la classificazione &#8211; specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita. &#8220;Questa è la prima volta che il burn out è stato incluso nella classifica&#8221;, ha spiegato ai giornalisti il portavoce dell&#8217;Oms, <strong>Tarik Jasarevic</strong>. Il nuovo elenco, Icd-11, che entrerà in vigore nel gennaio 2022, contiene molte altre aggiunte, inclusa la classificazione del &#8220;comportamento sessuale compulsivo&#8221; come disturbo mentale, sebbene si fermi prima di aggravare la condizione insieme a comportamenti di dipendenza. Per la prima volta inserisce i videogiochi fra i &#8220;disturbi da dipendenza&#8221;, insieme al gioco d&#8217;azzardo e alle droghe come la cocaina. La condizione di transgender viene spostata dalla lista dei disturbi mentali a quelle delle &#8220;condizioni relative alla salute sessuale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/28/news/stress_da_lavoro_burnout_e_ufficialmente_una_malattia-227424871/">https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/28/news/stress_da_lavoro_burnout_e_ufficialmente_una_malattia-227424871/</a></p>
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		<title>Niente anestesia, operata con l’ipnosi!</title>
		<link>https://www.tecnologiementali.it/niente-anestesia-operata-con-lipnosi/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 09:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vito Siracusa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anestesia]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli Scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi chirurgici]]></category>
		<category><![CDATA[Ipnosi]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[  Alla Maugeri l’intervento pilota, primo in provincia: «Non ha effetti collaterali, meno dolore nei giorni successivi» &#8220;Voglio che continui a sentire questa sensazione di freddo anche al risveglio&#8221; L&#8217;ipnosi in sala operatori al posto dell&#8217;anestesia. L&#8217;intervento pilota, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri. Si trattava del posizionamento di un elettrocatetere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla Maugeri l’intervento pilota, primo in provincia: «Non ha effetti collaterali, meno dolore nei giorni successivi»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>&#8220;Voglio che continui a sentire questa sensazione di freddo anche al risveglio&#8221;</strong> L&#8217;ipnosi in sala operatori al posto dell&#8217;anestesia. L&#8217;intervento pilota, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri. Si trattava del posizionamento di un elettrocatetere peridurale (vicino al midollo spinale) su una paziente che per dolori cronici agli arti inferiori e alla schiena. Gianluca Conversa, ipnotista e terapista del dolore, ha ipnotizzato la signora, che è rimasta cosciente per tutto l&#8217;intervento e, alla fine, ha detto di essere stata benissimo e non aver sentito dolore. Durante l&#8217;intervento è stato registrato un sanguinamento ridotto rispetto al solito eanche il dolore post operatorio è risultato inferiore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">PAVIA. <strong>Operata senza anestesia e senza sentire dolore</strong> grazie all’ipnosi. L’<strong>intervento pilota</strong>, primo in provincia di Pavia, è stato effettuato alla Maugeri su una paziente che soffriva di dolore cronico a schiena e gambe. «Ero sveglia ma <strong>non ho sentito nulla</strong>, anzi, è stata una sensazione bellissima» spiega Lucia S. a una settimana dall’operazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Non ha sentito il <strong>taglio di 4 centimetri sulla schiena</strong>, fino alla fascia muscolare. Non ha sentito il chirurgo inserire una specie di tubo. L’<strong>anestetico </strong>era lì, pronto: ma non è servito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’ipnosi medica non è quella che raccontano illusionisti e <strong>fumetti</strong>. «L’ipnosi <strong>non addormenta</strong> &#8211; spiega Gianluca Conversa, terapista del dolore e ipnologo che ha effettuato l’ipnosi e l’intervento &#8211; anzi, amplifica le capacità e <strong>focalizza l’attenzione </strong>su un’unica idea che diventa plastica, tangibile, tutto il resto perde importanza».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Conversa ha iniziato a studiarla dopo un’esperienza alle <strong>Molinette di Torino</strong> dove gli infermieri praticavano l’ipnosi sui pazienti in attesa di entrare in sala operatoria, per attenuare l’ansia pre intervento. L’utilizzo come anestesia, però, non è per tutti: «<strong>Solo nel 10-20% </strong>dei pazienti l’ipnosi infatti permette di raggiungere uno stato così intenso di trance, ma per il resto della popolazione può essere utile come supporto per aiutare a rilassarsi a livello emotivo e muscolare e ridurre quindi il dolore cronico» spiega Conversa. È già stata utilizzata in craniotomie, per operare tumori. Non è invece indicata in caso di interventi chirurgici nell’<strong>addome profondo</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> «Tutti noi &#8211; spiega il medico &#8211; ogni giorno, entriamo in uno stato di <strong>trance fisiologica</strong> in media ogni 60-90 minuti. Quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film al cinema che ci assorbe completamente e il mondo attorno sembra sparire». Con l’ipnosi la trance viene amplificata, guidata, ed è possibile indurre un rilassamento muscolare, <strong>ridurre l’ansia</strong> in caso di procedure come gastroscopia o interventi dal dentista, amplificare capacità e performance, ridurre il dolore cronico»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In alcuni casi selezionati è un’alternativa all’anestesia: «Non ha effetti collaterali &#8211; spiega Conversa &#8211; evita gli effetti fastidiosi della sedazione, inibisce il <strong>dolore post operatorio</strong>. E durante l’intervento c’è stato un sanguinamento inferiore rispetto al solito intorno al taglio».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Parla l&#8217;ipnotista della Maugeri: &#8220;Ecco come funziona l&#8217;ipnosi medica&#8221;</strong> Non ha sentito il taglio di 4 centimetri sulla schiena, fino alla fascia muscolare. Non ha sentito il chirurgo inserire una specie di tubo. L’anestetico era lì, pronto: ma non è servito. L’utilizzo dell&#8217;ipnosi come anestesia, però, non è per tutti: «Solo nel 10-20% dei pazienti permette di raggiungere uno stato così intenso di trance, ma per il resto della popolazione può essere utile come supporto per aiutare a rilassarsi prima dell&#8217;operazione, in caso di esami invasivi, ridurre il dolore cronico e acuto» spiega Conversa. È già stata utilizzata in craniotomie, per operare tumori. Non è invece indicata in caso di interventi chirurgici nell’addome profondo. <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://video.gelocal.it/laprovinciapavese/locale/voglio-che-continui-a-sentire-questa-sensazione-di-freddo-anche-al-risveglio/77845?video" target="_blank">IL VIDEO DELL&#8217;INTERVENTO</a> </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La paziente era già stata ipnotizzata più volte, inserendo degli aghi si era visto che non sentiva dolore. «Per verificare che l’impianto dell’elettrocatetere vicino al midollo spinale sia andato a buon fine occorre che la paziente senta un formicolio, dunque deve essere sveglia &#8211; dice Conversa &#8211; Le ho chiesto di togliere la sensazione di addormentamento un pezzo alla volta: prima le gambe, poi i glutei, una porzione di schiena. Il cervello seleziona cosa “<strong>svegliare</strong>”, ha potuto sentire il formicolio e poi riprendere l’effetto anestesia». La cosa più affascinante? «Alla fine È la paziente ha detto di essere stata benissimo, E che era pronta a rifarlo subito».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Articolo di: <em>Anna Ghezzi</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fonte: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/07/11/news/niente-anestesia-operata-con-l-ipnosi-1.15600968?ref=hfpppves-1</span></p>
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